La Main à Plume

La Main à Plume

La main à plume vaut la main à charrue. (Arthur Rimbaud, Une saison en enfer) Voici les messages de gens enfermés eux-mêmes dans une bouteille à la mer, messages secrets de gens (dont plusieurs sont morts ou disparus) qui étaient forcés d'écrire «poésie» pour dire «révolution». (Avenir du Surréalisme, Le Quesnoy, Quatre Vingt et Un, gennaio 1945). Erano trotzkisti e ventenni per la gran parte e rappresentarono in Francia la resistenza intellettuale all'occupazione nazista. Vale la pena di ricordarne qualcuno, almeno per nome: Jean-François Chabrun, il teorico del gruppo, partigiano, Noël Arnaud, cofondatore insieme a Jacqueline De Jong della seconda internazionale situazionista, Maurice Blanchard, ingegnere, croce di guerra per la resistenza, Gérad de Sède, partigiano e scrittore di “pseudo storia” dal Santo Graal ai Rosa-Croce, Marc Patin, poeta, deportato nei campi di lavoro in Germania dove muore di polmonite il 13 marzo 1944, Robert Rius, scrittore, catturato dalla polizia, torturato e giustiziato il 21 luglio 1944 per non aver collaborato, insieme…

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ED.912 – Manifesti azioni edizioni

ED.912 – Manifesti azioni edizioni

...il quarantotto... ...il sessantotto... ...le pitrentotto... (Rino Gaetano, Nuntereggaepiù, 1978) “Per prima cosa archiviare volantini e giornali. Non fare come nel sessantotto tuttodisperso. Per prima cosa raccogliere la memoria. Paura che finisca tutto senza documenti...”, c’era scritto su uno strano giornale il 23 marzo 1977. Il giornale si chiamava OASK?!, chi erano gli autori? Olivier? Pablo? Fanale? Oh! Claudia? Un gruppo di amici romani si era autostoricizzato con la sigla “indiani metropolitani” e quello era il loro manifesto. Insieme alle prime risate rosse, le felci e i mirtilli, i lama che stanno in Tibet, l’unica preoccupazione era questa: conservare volantini manifesti fogli di giornale etichette fotografie bigliettini: la carta stampata mezzo di comunicazione e insieme reperto archeologico, salvare cose talmente fragili dallo scorrere dei secoli e da roghi sempre possibili. Oggi è diverso. L’era di Gutenberg è tramontata con i file pdf che rendendo superfluo il processo meccanico hanno rimpiazzato la pratica della stampa con la sua eterna possibilità. Nell’era…

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Dal Museo Archeoideologico: chi Fiume ferisce di Fiume perisce

Dal Museo Archeoideologico: chi Fiume ferisce di Fiume perisce

. "Chi Fiume ferisce di Fiume perisce" è il motto dannunziano che ricorda l'unica repubblica mai governata da un poeta: olocausta, città di vita, porto dell'amore. Oggi si chiama Rijeka ma che importa. Per più di un anno fu il faro di tutte le rivolte del mondo, dall'Irlanda, all'Egitto alla Russia dei Soviet. Lo slogan apparve sul Bollettino del Comando di Fiume,  Anno I n. 23, 17 giugno 1920, in un articolo di D'Annunzio riferito ai fatti di Roma del 24 e 25 maggio 1920: difficile stabilire se lo striscione fu stampato in maggio o in giugno, ma certamente quello è il periodo. L'esemplare che ho viene dal Cairo dove Nelson Morpurgo aveva ereditato dal padre lo studio d'avvocato, costretto a rifugiarvisi coi suoi ricordi nel 1939 dopo l'emanazione delle leggi razziali, lui legionario fiumano ebreo futurista e fascista di sinistra. Dopo la guerra ritornò in Italia definitivamente. Fra i documenti che la moglie Edmea conservava questo striscione era forse il più struggente, e lei col suo garbo di gran signora…

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Paria: una ricerca di comunicazione

Paria: una ricerca di comunicazione

La rivista PARIA, fondata, diretta e disegnata da Antonio Rodriguez (Edolo, Brescia 1948) - o “Pariananda”, come amava firmarsi, fu pubblicata dal 1969 al 1975 in due serie distinte. La prima serie, cosiddetta “ciclosticolata” è costituita da 4 fascicoli pubblicati tra il 1969 e il maggio del 1970. Di questa ho rintracciato solo l’ultimo fascicolo, il n. 4, proveniente dalla collezione dello stesso Antonio Rodriguez e dedicato "agli studenti uccisi mentre gridavano pace, ai ragazzi arrestati, con la forza... mentre gridavano pace ed alle poesie di ragazzi che chiedono che vogliono la pace", in occasione di quello che passò alla storia col nome di “massacro di Kent”. Mi scrisse Rodriguez: “Li ho fisicamente eseguiti e stampati con la ciclostile dell’ufficio in un numero esiguo di copie, (...) distribuiti nel luganese e spediti a qualche amico. Non esistono originali o copie che io sappia”. La seconda serie, di 17 fascicoli, con sede prima a Locarno e poi a Viganello (Canton Ticino,…

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Fluxpapers: libri e documenti dentro e attorno a Fluxus

Fluxpapers: libri e documenti dentro e attorno a Fluxus

L’ultima delle avanguardie nasce ufficialmente nel settembre del 1962 con la serie dei quattordici concerti del Fluxus International Festival Of Very New Music tenuti allo Stadtischen Museums di Wiesbaden.  Dice George Brecht: “Dopo tutto Fluxus è una parola latina che Maciunas ha disseppellito. Io non ho mai studiato latino. Se non fosse stato per Maciunas nessuno probabilmente avrebbe mai chiamato così qualcosa. Saremmo andati ciascuno per la propria via, come l’uomo che attraversa la strada col suo ombrello, e la donna che porta a passeggio il cane in un’altra direzione. Ciascuno avrebbe preso la propria strada e fatto le proprie cose: l’unico punto di riferimento per questo gruppo di persone che ammiravano i lavori gli uni degli altri e che, più o meno, si piacevano a vicenda era Maciunas. Quindi Fluxus,per quanto mi concerne, è Maciunas…” (George Brecht, «An Interview between George Brecht and Robin Page for Carla Liss», ART AND ARTISTS, London, 1972; trad. Caterina Gualco). In principio era…

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VOGLIAMO TUTTO! Arte e poesia negli anni di piombo (1967-1982)

VOGLIAMO TUTTO! Arte e poesia negli anni di piombo (1967-1982)

Dal 18 al 21 settembre si svolgerà a Bologna la Mostra del Libro Antico e noi presenteremo una collezione che illustra momenti dell'arte, della poesia e della storia sociale degli anni Settanta, raccolta nel catalogo «VOGLIAMO TUTTO! Arte e poesia negli anni di piombo (1967-1982)». Parole sui muri, 1968 Ordinando il materiale cronologicamente, quello che doveva essere un semplice catalogo si è trasformato in una storia. Questa storia comincia con una invasione, quella che avvenne  dall'8 al 18 agosto 1967 a Fiumalbo, in provincia di Modena: un centinaio di artisti d'avanguardia provenienti dall'Italia e dall'Europa animarono il piccolo paese di performances artistiche, teatrali, musicali, e i muri furono tappezzati di poesie e manifesti suscitando grande scandalo. La storia finisce fra il 19 marzo e il 14 giugno del 1982 con un'altra invasione, quella che contrappose Argentina e Regno Unito nella guerra delle Isole Falkland, a cui si riferisce «Ready for War», un volantino in cui si raccomanda, davanti alla nuova…

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Beat Generation 1944 – 1965 (dalla mia collezione)

Beat Generation 1944 – 1965 (dalla mia collezione)

Il termine «Beat Generation» l'ha coniato Jack Kerouac alla fine degli anni Quaranta. La parola «beat» ha diversi significati, è per esempio la prima parte della parola «beatitude»: "Non siamo dei bohèmiens, se ne ricordi. Beat vuol dire beatitudine, non battuto" dice Kerouac, citato da John Clellon Holmes nell'articolo «The Philosophy of the Beat Generation» (ESQUIRE vol. XLIX n. 2/291, febbraio 1958), e «Beatitude» è il titolo di una rivista beat nata nel 1959. Ma «beaten» vuol dire anche abbattuto, scoraggiato, alla deriva. «Beat» è anche battito, ritmo: poesia e musica. I «beats», o «beatniks» come verranno chiamati alla fine degli anni Cinquanta coniugando le parole «beat» e «sputnik», rinunciano al progetto di una vita dedita alla famiglia, alla produzione e al consumo, rifiutano il lavoro gli orari la fissa dimora, vivono da soli o in gruppo in qualche topaia metropolitana ma conquistano per se stessi uno spazio nuovo: la vita è nella strada - on the road - solo…

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Cultura e controcultura

Cultura e controcultura

Abbiamo approntato un catalogo di libri, giornali, foto e documenti della controcultura italiana. Li abbiamo disposti in ordine cronologico, e nel succedersi di titoli e immagini per quanto frammentari, è emersa una storia con le sue ragioni, le aspirazioni, le conquiste, gli errori. Ancora la carta stampata, che diffonde e conserva i pensieri: raramente di buona qualità, la carta, fragile e destinata a non durare come le parole di rabbia, d'amore e di rivolta che veicolava. La chiamiamo controcultura perché non ha le certezze, né i carismi estetici e morali della cultura. La chiamiamo controcultura perché, nell'essere contro, la cultura comincia a cambiare in meglio la vita, e lo fa con la bellezza delle parole, dei colori, dei gesti liberati dalle convenienze. Banalità e invenzione si mescolano nella scrittura collettiva. Scriversi addosso trasmettersi addosso perché per farlo è necessario essere vicini. Il carattere nero su bianco delle prime pagine di Potere Operaio è più forte della teoria; nelle immagini ironiche …

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