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Gabriele D’Annunzio, “Chi Fiume ferisce di Fiume perisce”, striscione 50×100 cm.
maggio/giugno 1920

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COMANDO DI FIUME D’ITALIA – Bollettino Ufficiale
Anno I n. 23, 17 giugno 1920

Chi Fiume ferisce di Fiume perisce” è il motto dannunziano che ricorda l’unica repubblica mai governata da un poeta: olocausta, città di vita, porto dell’amore. Oggi si chiama Rijeka ma che importa. Per più di un anno fu il faro di tutte le rivolte del mondo, dall’Irlanda, all’Egitto alla Russia dei Soviet. Lo slogan apparve sul Bollettino del Comando di Fiume,  Anno I n. 23, 17 giugno 1920, in un articolo di D’Annunzio riferito ai fatti di Roma del 24 e 25 maggio 1920: difficile stabilire se lo striscione fu stampato in maggio o in giugno, ma certamente quello è il periodo. L’esemplare che ho viene dal Cairo dove Nelson Morpurgo aveva ereditato dal padre lo studio d’avvocato, costretto a rifugiarvisi coi suoi ricordi nel 1939 dopo l’emanazione delle leggi razziali, lui legionario fiumano ebreo futurista e fascista di sinistra. Dopo la guerra ritornò in Italia definitivamente. Fra i documenti che la moglie Edmea conservava questo striscione era forse il più struggente, e lei col suo garbo di gran signora evocava senza raccontarla un’epoca irreparabile di sogni e di sconfitte: “Chi Fiume ferisce di Fiume perisce” perché non si può vivere se non si sta nell’atmosfera della poesia. E che la poesia sia per pochi e non per tutti è pura invenzione letteraria, parola di Gabriele D’Annunzio.

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Lo striscione dannunziano al MOMMA (Mon Musée M’Amuse), i.e. casa mia