Dalla mia collezione. Carmelo Bene: “Dite loro ch’io non sono”

Dalla mia collezione. Carmelo Bene: “Dite loro ch’io non sono”

Carmelo Bene pubblica nel 1983 Sono apparso alla Madonna (Milano, Longanesi). L'immagine in copertina è una foto di scena del Macbeth, rappresentato al Teatro Lirico di Milano il 4 gennaio 1983. La fotografia è di Cristina Ghergo, figlia di Arturo, che con le sue immagini aveva raccontato la moda e il bel mondo fra gli anni Trenta e i Cinquanta. "V'è una nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento". Questo l'incipit, e c'è già tutto: quel che non comincia è l'autobiografia. Con questo libro e Macbeth "l'eroe annientato dal suo stesso progetto", Carmelo Bene dice al mondo che la sua vita è stata triturata (finalmente) dalla macchina attoriale, non gliene resta che quel tanto bastevole a farlo passare per pazzo. Me lo ricordo al Teatro Carcano di Milano nel 1989, durante la sua rivisitazione de La cena delle beffe di Sem Benelli. Insieme a un amico lo avevo aspettato fuori dai camerini, pregando una delle sue numerose e…

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Marinetti e Isou: al di là dell’avanguardia

Marinetti e Isou: al di là dell’avanguardia

. Filippo Tommaso Marinetti muore il 2 dicembre del 1944, poco prima della fine della guerra, e il suo ultimo libro, pubblicato nel genaio 1945 dalla moglie Benedetta, è un’ode alla “Decima Mas”, una delle unità anti-partigiane più spietate, dove rivendica la propria coerenza e la propria poesia “fuori tempo e spazio”, che non cerca scuse per gli errori dell’uomo e del soldato, né si vuole conciliare con la realtà. Comincia l’epoca della ricostruzione. Il primo libro di Isodore Isou viene pubblicato nel 1947: Introduction à une nouvelle poésie et à une nouvelle musique: sarà lui a ispirare il linguaggio e i concetti dell’avanguardia nella seconda metà del secolo, come Marinetti lo era stato nella prima. Va detto che Isou, marxista, leninista e sionista, proustiano, rimbaldiano e dadaista, non avrebbe mai accettato di assimilarsi a nessuno, men che meno al fascista Marinetti, con cui del resto e per altri versi aveva troppo in comune. Bisognava cercare il nuovo ma dopo…

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Dalla mia collezione: Depero, il lago di Como e una scuola

Dalla mia collezione: Depero, il lago di Como e una scuola

Questo disegno di Fortunato Depero si trova in un vecchio "album degli ospiti", uno di quelli in cui si usava lasciare per ricordo due parole, un disegno o una firma dopo una visita. E' il 2 ottobre 1923: a Como, Palazzo Carducci, si svolge una mostra d'arte collettiva, e Depero espone i suoi arazzi in una sala personale. Il palazzo è una scuola, l'Istituto Carducci, fondato dall'ingegnere napoletano Enrico Musa. Enrico Musa era molto amico di Mario Radice il pittore astrattista, che insieme ai suoi compagni fraternizzava con i razionalisti del Gruppo 7: astrattisti e razionalisti riuniti intorno alla milanese Galleria del Milione, proprio lì' sul lago di Como negli anni Trenta avrebbero rivoluzionato l'architettura e l'arte decorativa. Mario Radice lo ricorda affettuosamente: "Enrico Musa è stato uno dei personaggi più importanti di Como, proprio perché ha fondato l'Istituto «Carducci», che è un istituto di scuole serali in cui si insegnano quasi tutte le discipline... L'ingegner Musa ha progettato e…

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Futurismo e Costruttivismo

Futurismo e Costruttivismo

Colpisci i bianchi con il cuneo rosso! E' il titolo di un dipinto di El Lissitzkij del 1919, stampato poi come manifesto, icona della rivoluzione russa e atto di nascita del Costruttivismo. All'indomani della Rivoluzione d'Ottobre gli artisti e i designer costruttivisti si misero al servizio del governo bolscevico, partecipando attivamente alla vita politica e alla educazione del popolo, ideando i materiali da esporre nelle festività pubbliche e nelle parate di strada. Vladimir Mayakovsky aveva scritto: “le strade siano i nostri pennelli, le piazze le nostre tele”. E proprio per strada fece la sua apparizione pubblica questa immagine, a Vitebsk, dove il gruppo Unovis dipingeva i manifesti della propaganda e le facciate dei palazzi, nella prospettiva del motto di Lenin: "Noi, anche ad ogni cuoca insegneremo a dirigere lo stato". Questa immagine però non era nuova. Riprende quella di un manifesto futurista del 1915, Sintesi futurista della guerra: : Marinetti, Boccioni, Carrà, Russolo e Piatti sono fermati durante una manifestazione…

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Abitare è essere ovunque a casa propria

Abitare è essere ovunque a casa propria

C’è una riflessione di Ugo La Pietra che mi ha colpito molto, quando diceva che lui non ha avuto un posto in cui riconoscersi e riconoscere il proprio passato: nato in un paesino del Sud aveva sempre vissuto in città, a Milano. Come se la città non permettesse l’affondare delle radici e forzasse ciascuno a cercare un punto fermo in superficie. Per me è questa la ragione dell’esistenza della gramigna. Ho sempre avuto rispetto e curiosità per quei fili d’erbaccia che si stringevano all’orlo dei marciapiedi, che spuntavano alla base dei muri lungo le strade asfaltate, così comuni nei quartieri alla periferia di una città industriale negli anni Settanta. Un paesaggio che mescolava asfalto e terra, sassi e lastricati, alberi e filo spinato, muretti, cani randagi, escrementi, cemento, pozzanghere. Quel paesaggio nessuno mai lo ha cantato, nessuno mai ci ha visto gran che di speciale. Eppure quel paesaggio era percorso da una umanità straordinariamente vitale, quelli che tornano quando li…

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Life changanyisha – La vita ci mescola

Life changanyisha – La vita ci mescola

Sono tornato dal sud di nessun nord dopo aver visto la regina di Saba e mi rimane una bellissima musica che continua a ripetere "life changanyisha", la vita ci mescola. Sul piccolo palco di legno ci sono un ragazzo nero con la chitarra e un ragazzo bianco con la fisarmonica, in mezzo la bella donna che canta. Ogni tanto cadono gocce di pioggia ma la gente non se ne accorge. Sto in una storia che non ho scritto, la storia che la bella donna racconta con la sua voce, di sua madre per le strade di Damasco, agitando con grazia i suoi monili, è un canto d'amore, semplice e grande come il piacere e la luce, la memoria, l'abbandono. E' una regina senza oro né strascichi né schiavi, una regina che lavora, con l'eleganza che la fatica educa e raffina. . Io sono molto contento e non mi muovo dalla sedia, ogni tanto guardo gli altri seduti come me. Sorridono,…

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Superstudio e  l’architettura radicale

Superstudio e l’architettura radicale

Il prossimo 7 giugno a Torino, presso la Galleria Sonia Rosso, ore 18, verrà inaugurata la mostra SUPERSTUDIO E L'ARCHITETTURA RADICALE, a cura di Paolo e Bruno Tonini (L'Arengario Studio Bibliografico), entrata libera e gratuita. I visitatori potranno vedere e sfogliare dal vivo, oltre alle pubblicazioni storiche, inediti materiali d'archivio dal 1966 alla fine degli anni Settanta, dagli album di Adolfo Natalini alle stampe in radex dei progetti, ai libri autoprodotti, ai poster, alle svariate pubblicazioni in riviste italiane ed estere dove prendevano forma le nuove immagini. Ho conosciuto Adolfo Natalini il 25 ottobre 2010 per iniziativa di Vittorio Savi, suo amicissimo. Vittorio Savi era un uomo appassionato fra mille altre cose all’architettura di vetro, per questo aveva cercato e trovato da Bruno e me, anni fa, il famoso libro di Scheerbart. Il filo sottile e resistente di quella felicità ha dato origine al nuovo incontro. Il tempo di presentarci, di frugare fra carte e disegni e di pranzare insieme.…

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A sud di nessun nord

A sud di nessun nord

Dal 31 maggio al 3 giugno ad Asti si svolgerà la decima edizione del festival A sud di nessun nord. Parole, musica, teatro, cinema, fotografia animeranno il centro della città ma il centro del centro, il punto dove arrivare e da cui ripartire è il Diavolo Rosso: antica chiesa sconsacrata, bar, ristorante, auditorium, teatro, luogo di bivacco e di incontri. Dirimpetto al Diavolo Rosso c'è una chiesa (questa consacrata), una bella chiesa che la domenica mattina si riempie di gente. Così c'è gente che esce dalla casa del Diavolo per andare a dire due preghiere, e persone che dalla casa di Dio vengono a bersi un bianco con l'oliva al Diavolo Rosso. Ognuno viene e porta quel che è, quel che può. Il tema di fondo è sempre stato il viaggio, da un capo all'altro del mondo come intorno alla propria stanza. Tutti i viaggiatori si incontrano lì una volta all'anno, discutono, guardano, mangiano insieme, alcuni dormono anche insieme, ospiti…

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L’avanguardia applicata

L’avanguardia applicata

Alla Fondazione Juan March di Madrid, dal 30 marzo all'1 luglio 2012, avrà luogo l'esposizione: La vanguardia aplicada (1890 -1950). Più di 700 opere fra disegni originali, bozzetti, fotomontaggi, libri, riviste, illustrano la storia della tipografia e del design grafico del '900, una storia che coincide perfettamente con l'evoluzione dell'avanguardia internazionale dal futurismo a dada, dal costruttivismo al bauhaus fino al surrealismo, per quanto seppero influire nella vita quotidiana della comunicazione, dell'industria, della pubblicità: l'avanguardia applicata, appunto, una inedita prospettiva che si realizza per la prima volta proprio con questa mostra. La parte documentaria - i libri e le riviste - proviene dalla collezione di Josè Maria Lafuente: ci sono tutte le pubblicazioni più significative, ricercate a lungo da un capo all'altro del mondo col supporto dei librai antiquari più raffinati, da Vloemans a Didier Lecointre, da Ars Libri a Ricardo Ocampo, da Sims Reed a Guenter Linke, invitati tutti all'inaugurazione non certo in ossequio alle convenzioni ma per il…

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Cultura e controcultura

Cultura e controcultura

Abbiamo approntato un catalogo di libri, giornali, foto e documenti della controcultura italiana. Li abbiamo disposti in ordine cronologico, e nel succedersi di titoli e immagini per quanto frammentari, è emersa una storia con le sue ragioni, le aspirazioni, le conquiste, gli errori. Ancora la carta stampata, che diffonde e conserva i pensieri: raramente di buona qualità, la carta, fragile e destinata a non durare come le parole di rabbia, d'amore e di rivolta che veicolava. La chiamiamo controcultura perché non ha le certezze, né i carismi estetici e morali della cultura. La chiamiamo controcultura perché, nell'essere contro, la cultura comincia a cambiare in meglio la vita, e lo fa con la bellezza delle parole, dei colori, dei gesti liberati dalle convenienze. Banalità e invenzione si mescolano nella scrittura collettiva. Scriversi addosso trasmettersi addosso perché per farlo è necessario essere vicini. Il carattere nero su bianco delle prime pagine di Potere Operaio è più forte della teoria; nelle immagini ironiche …

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