Life changanyisha – La vita ci mescola

Life changanyisha – La vita ci mescola

Sono tornato dal sud di nessun nord dopo aver visto la regina di Saba e mi rimane una bellissima musica che continua a ripetere "life changanyisha", la vita ci mescola. Sul piccolo palco di legno ci sono un ragazzo nero con la chitarra e un ragazzo bianco con la fisarmonica, in mezzo la bella donna che canta. Ogni tanto cadono gocce di pioggia ma la gente non se ne accorge. Sto in una storia che non ho scritto, la storia che la bella donna racconta con la sua voce, di sua madre per le strade di Damasco, agitando con grazia i suoi monili, è un canto d'amore, semplice e grande come il piacere e la luce, la memoria, l'abbandono. E' una regina senza oro né strascichi né schiavi, una regina che lavora, con l'eleganza che la fatica educa e raffina. . Io sono molto contento e non mi muovo dalla sedia, ogni tanto guardo gli altri seduti come me. Sorridono,…

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Superstudio e  l’architettura radicale

Superstudio e l’architettura radicale

Il prossimo 7 giugno a Torino, presso la Galleria Sonia Rosso, ore 18, verrà inaugurata la mostra SUPERSTUDIO E L'ARCHITETTURA RADICALE, a cura di Paolo e Bruno Tonini (L'Arengario Studio Bibliografico), entrata libera e gratuita. I visitatori potranno vedere e sfogliare dal vivo, oltre alle pubblicazioni storiche, inediti materiali d'archivio dal 1966 alla fine degli anni Settanta, dagli album di Adolfo Natalini alle stampe in radex dei progetti, ai libri autoprodotti, ai poster, alle svariate pubblicazioni in riviste italiane ed estere dove prendevano forma le nuove immagini. Ho conosciuto Adolfo Natalini il 25 ottobre 2010 per iniziativa di Vittorio Savi, suo amicissimo. Vittorio Savi era un uomo appassionato fra mille altre cose all’architettura di vetro, per questo aveva cercato e trovato da Bruno e me, anni fa, il famoso libro di Scheerbart. Il filo sottile e resistente di quella felicità ha dato origine al nuovo incontro. Il tempo di presentarci, di frugare fra carte e disegni e di pranzare insieme.…

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A sud di nessun nord

A sud di nessun nord

Dal 31 maggio al 3 giugno ad Asti si svolgerà la decima edizione del festival A sud di nessun nord. Parole, musica, teatro, cinema, fotografia animeranno il centro della città ma il centro del centro, il punto dove arrivare e da cui ripartire è il Diavolo Rosso: antica chiesa sconsacrata, bar, ristorante, auditorium, teatro, luogo di bivacco e di incontri. Dirimpetto al Diavolo Rosso c'è una chiesa (questa consacrata), una bella chiesa che la domenica mattina si riempie di gente. Così c'è gente che esce dalla casa del Diavolo per andare a dire due preghiere, e persone che dalla casa di Dio vengono a bersi un bianco con l'oliva al Diavolo Rosso. Ognuno viene e porta quel che è, quel che può. Il tema di fondo è sempre stato il viaggio, da un capo all'altro del mondo come intorno alla propria stanza. Tutti i viaggiatori si incontrano lì una volta all'anno, discutono, guardano, mangiano insieme, alcuni dormono anche insieme, ospiti…

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L’avanguardia applicata

L’avanguardia applicata

Alla Fondazione Juan March di Madrid, dal 30 marzo all'1 luglio 2012, avrà luogo l'esposizione: La vanguardia aplicada (1890 -1950). Più di 700 opere fra disegni originali, bozzetti, fotomontaggi, libri, riviste, illustrano la storia della tipografia e del design grafico del '900, una storia che coincide perfettamente con l'evoluzione dell'avanguardia internazionale dal futurismo a dada, dal costruttivismo al bauhaus fino al surrealismo, per quanto seppero influire nella vita quotidiana della comunicazione, dell'industria, della pubblicità: l'avanguardia applicata, appunto, una inedita prospettiva che si realizza per la prima volta proprio con questa mostra. La parte documentaria - i libri e le riviste - proviene dalla collezione di Josè Maria Lafuente: ci sono tutte le pubblicazioni più significative, ricercate a lungo da un capo all'altro del mondo col supporto dei librai antiquari più raffinati, da Vloemans a Didier Lecointre, da Ars Libri a Ricardo Ocampo, da Sims Reed a Guenter Linke, invitati tutti all'inaugurazione non certo in ossequio alle convenzioni ma per il…

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Cultura e controcultura

Cultura e controcultura

Abbiamo approntato un catalogo di libri, giornali, foto e documenti della controcultura italiana. Li abbiamo disposti in ordine cronologico, e nel succedersi di titoli e immagini per quanto frammentari, è emersa una storia con le sue ragioni, le aspirazioni, le conquiste, gli errori. Ancora la carta stampata, che diffonde e conserva i pensieri: raramente di buona qualità, la carta, fragile e destinata a non durare come le parole di rabbia, d'amore e di rivolta che veicolava. La chiamiamo controcultura perché non ha le certezze, né i carismi estetici e morali della cultura. La chiamiamo controcultura perché, nell'essere contro, la cultura comincia a cambiare in meglio la vita, e lo fa con la bellezza delle parole, dei colori, dei gesti liberati dalle convenienze. Banalità e invenzione si mescolano nella scrittura collettiva. Scriversi addosso trasmettersi addosso perché per farlo è necessario essere vicini. Il carattere nero su bianco delle prime pagine di Potere Operaio è più forte della teoria; nelle immagini ironiche …

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Gli amici innamorati

Gli amici innamorati

E sarò felice per te se tu potrai essere felice per me cerchi e triangoli e ora stiamo uscendo con la tua nuova ragazza troppo lontano da dove siamo stati so che siamo speciali io so che siamo speciali Perché mi commuove questo filmato? Che cosa di me si sente chiamato in causa e in modo così forte, a voce così alta. Una ragazza molto bella e molto ricca invita nella sua villa un ragazzo e una ragazza fidanzati, anche loro belli e ricchi, in un luogo incantevole sul lago di Como. Si capisce che l'ospite e il ragazzo sono stati forse innamorati. Ci sono ricordi improvvisi se si guardano o si sfiorano, che la fidanzata ignora. Ma non c'è ombra di inganno né di tradimento. Fra loro c'è stato forse solo un bacio, si dicono oggi amici, e si sentono diversi dagli altri, speciali. Perché? Non perché sono restati amici. Sono speciali perché la loro amicizia ha le esitazioni,…

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Trash

Trash

Non vuol dire che una cosa è un rifiuto solo perché l’hanno buttata fra i rifiuti... dal film Trash   Il film Trash, prodotto da Andy Warhol per la regia di Paul Morrissey, fa parte della trilogia Flesh, Trash e Heat, realizzata poco prima di lasciare la Factory, che consacrò Morrissey come autore di culto del cinema indipendente. Girato nel corso di otto sabati pomeriggio, uscì il 5 ottobre 1970 e fu presentato nella Settimana Internazionale della Critica al Festival di Cannes 1971.   Lo spettacolo della perdizione ha sempre affascinato le persone perbene. Lo sguardo della signora nella foto è l'emblema di un desiderio impotente. Il suo sorriso accennato, la posa elegante, esprimono compiacimento: la bellezza di Joe è avvilita dalla meccanica dell'iniezione, presto la droga farà effetto stravolgendo quel volto con la sua piccola porzione di morte, di soldi, di nulla, in cambio di un attimo folgorante di pace e di abbandono. In un lurido stanzone convivono la…

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MIP Movimento per l’immaginazione al potere e una canzone di Rino Gaetano

MIP Movimento per l’immaginazione al potere e una canzone di Rino Gaetano

Nel 1915, per risolvere la crisi finanziaria, Filippo Tommaso Marinetti proponeva la vendita di beni culturali di proprietà dello Stato. L'Italia possiede da sola più della metà delle opere d'arte esistenti al mondo eppure il solo Louvre fattura più di tutti i musei italiani messi insieme. I governanti continuano a chiedere sacrifici a chi lavora mentre una immensa ricchezza rimane inutilizzata. Così in rete ha preso a circolare un volantino con la proposta di tre referendum popolari, per cura di un sedicente MIP Movimento per l'immaginazione al potere. Forse la gente che lavora è stanca di essere sfruttata così senza vergogna come il fratello di Rino Gaetano - deriso sfruttato derubato, frustrato depresso calpestato odiato... e ti amo mariù. Mio fratello è figlio unico cantava Rino - era il 1976 - e magari un fratello non l'aveva ma neanche l'avrebbe avuto mai, perché non gli sarebbe mai stato simile. Rino non voleva far parte della gente che lavorava, onesta e…

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Cercare la strada

Cercare la strada

L'Italia degli anni Cinquanta. C'erano ancora gli artisti di strada come Zampanò, quelli che mangiavano il fuoco e rompevano le catene, davanti a un pubblico che se ne meravigliava. Giravano le campagne dal nord al sud, offrendo per soldi un po' di musica, e piccole cose straordinarie, quello che poteva incantare i contadini, gli ingenui, i bambini, l'atmosfera di un mondo che si estendeva inquieto e sconosciuto oltre l'orizzonte dei campi. Gelsomina vuole bene a quell'uomo grande e grosso che la maltratta. Sa di non essere una donna attraente, di non avere nulla che lo possa conquistare e solo l'incontro con il giovane acrobata la convince a credere che sia possibile intenerirlo. Ma un destino ineluttabile dei poveri e dei disperati irrompe nella storia, Zampanò uccide per sbaglio il giovane acrobata e getta il suo corpo sotto un ponte. Gelsomina che lo vede trova rifugio nella follia mentre Zampanò dopo anni di vagabondaggio morirà piangendo solo dinanzi al mare. .…

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Una notte di Munari

Una notte di Munari

Nel 1955 Bruno Munari presenta all'editore Valentino Bompiani il progetto di un libro per bambini: “Verso gli anni Cinquanta facevo delle ricerche sulla possibilità di comunicazione visiva della tecnologia editoriale... Realizzavo libri fatti solo di carte diverse di materia e di colore, un sedicesimo di carta patinata seguito da un sedicesimo di carta da pacchi e poi carta nera con due pagine rosse. Che cosa comunica? Oppure pagine tutte dello stesso colore ma con buchi, tagli, fustellature; poter voltare solo mezza pagina. Da questa sperimentazione nacque anche un libro per bambini intitolato Nella notte buia, dove si vede, (non si racconta a parole, si vede) una storia di gatti che vanno per i tetti, stampati in blu su carta nera... Fatto il menabò ne ero entusiasta. Chi potrà apprezzare questo nuovo tipo di libro se non un editore nuovo? Andai subito a proporlo a Bompiani il quale, con la sua gentilezza proverbiale, guardandomi come si guarda un bambino, mi disse:…

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