Io viaggio solo con Munari. Le copertine di Munari per il Club degli Editori

Io viaggio solo con Munari. Le copertine di Munari per il Club degli Editori

Un libro al mese una copertina al mese. Per la collana che nata nel 1960 proponeva ristampe di libri da poco pubblicati, in una veste tipografica attraente a costi contenuti. Erano tutti rilegati in tela e dal 1960 al 1966 le sovraccopertine furono illustrate da Bruno Munari. Scorrendole una dopo l’altra si compie un viaggio nella grafica degli anni Sessanta e nella fantasia perché i titoli dei libri sono anche le chiavi di quelle opere d’arte quasi tutte in formato 21x27 cm. Si era alla vigilia del boom economico. Quei libri corrispondevano alle esigenze di chi non potendo permettersi edizioni lussuose poteva però aspirare a un minimo di decoro. Con quei libri i borghesi piccoli piccoli si portavano in casa una ricchezza d’arte che ai ricchi era ignota, rigorosamente offuscata da stupende edizioni di classici in carta india e illustrazioni perfettamente stampate di capolavori dei secoli passati. Grande Bruno Munari che hai portato la modernità con la sua bellezza nelle…

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Aeropoesia = Marinetti

Aeropoesia = Marinetti

"Le aeropoesie trovano nella Radio il loro veicolo naturale. Se invece vengono fissate sulla carta subito questa si muta in una volante e bene aerata pagina di cielo con purissime sintesi sospese e viaggianti a guisa di nuvole" (F.T. Marinetti, L'aeropoesia. Manifesto futurista). La prima apparizione del termine «aeropoesia» non è in un testo di Marinetti ma in un manifesto lanciato il 10 febbraio 1931 sulla rivista 'IMPERO ITALIANO di Roma da Elemo D'Avila con Alfredo Trimarco e un nugolo di giovani sconosciuti: Primo manifesto futurista d'Aeropoesia. E' però di Marinetti il manifesto ufficiale, del 30 ottobre 1931: L'aeropoesia. Manifesto futurista ai poeti e agli aviatori, pubblicato su LA GAZZETTA DEL POPOLO di Torino. Il testo fu ristampato su L'AVIAZIONE di Roma, l'8 novembre e su OGGI E DOMANI di Roma il 9 novembre. Seguirono numerose altre ristampe, almeno fino al 1935, quando il manifesto uscì in corpo al volume di Marinetti L'aeropoema del Golfo della Spezia, pubblicato da Mondadori.…

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Beat Generation 1944 – 1965 (dalla mia collezione)

Beat Generation 1944 – 1965 (dalla mia collezione)

Il termine «Beat Generation» l'ha coniato Jack Kerouac alla fine degli anni Quaranta. La parola «beat» ha diversi significati, è per esempio la prima parte della parola «beatitude»: "Non siamo dei bohèmiens, se ne ricordi. Beat vuol dire beatitudine, non battuto" dice Kerouac, citato da John Clellon Holmes nell'articolo «The Philosophy of the Beat Generation» (ESQUIRE vol. XLIX n. 2/291, febbraio 1958), e «Beatitude» è il titolo di una rivista beat nata nel 1959. Ma «beaten» vuol dire anche abbattuto, scoraggiato, alla deriva. «Beat» è anche battito, ritmo: poesia e musica. I «beats», o «beatniks» come verranno chiamati alla fine degli anni Cinquanta coniugando le parole «beat» e «sputnik», rinunciano al progetto di una vita dedita alla famiglia, alla produzione e al consumo, rifiutano il lavoro gli orari la fissa dimora, vivono da soli o in gruppo in qualche topaia metropolitana ma conquistano per se stessi uno spazio nuovo: la vita è nella strada - on the road - solo…

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L’arte di fare i caratteri – Art of making typefaces

L’arte di fare i caratteri – Art of making typefaces

Ogni epoca ha avuto i propri libri ma potremmo anche dire che ogni epoca ha avuto i propri caratteri tipografici, e così come gli autori di certi libri hanno espresso il meglio di un’epoca, allo stesso modo alcuni artisti creatori di caratteri diedero alle parole del loro tempo la forma più adeguata e comunicativa. Così il carattere Bodoni si assimila al Neo-classicismo, mentre il Futura riflette il gusto moderno del Bauhaus: ogni nuovo carattere tipografico nasce affinché un testo esplichi tutta la sua potenzialità. Tuttavia, mentre gli autori sono famosi e “classici”, i type-designers sono conosciuti solo da pochi esperti. Affascinati dalle idee ci dimentichiamo dei corpi, innamorati delle parole non prestiamo attenzione alle lettere, quelle con cui da bambini riempivamo le pagine dei quaderni e oggi non si usa più perché la bella calligrafia non è necessaria.  Ecco dunque un catalogo di caratteri tipografici: per quanto folle sia un pensiero le parole sottostanno a regole precise, quelle definite dal…

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Le strade di San Faustino

Le strade di San Faustino

"Nelle strade di San Faustino / nelle strade del crimine..." dice la canzone che è la sigla e la cifra del film. Stiamo parlando di Brescia. Via San Faustino è la strada che da una delle salite del Castello porta fino a Piazza della Loggia costeggiando il quartiere del Carmine.  Il Carmine dal medioevo fino agli anni Ottanta era stato il quartiere malfamato dei ladri, delle checche e delle puttane ma niente affatto dei criminali. Al Carmine i bambini potevano crescere in strada, gli omosessuali non erano minacciati, le donne menavano i mariti se i mariti alzavano le mani, le porte potevano rimanere aperte, si rubava ma rigorosamente fuori da lì: era un'altra umanità, non proprio a posto ma insomma. Il crimine è un'altra cosa. Già da qui capisci che il film non è un film da guardare e basta, ci devi mettere del tuo, non puoi stare lì a godertelo gratis, devi partecipare, conoscere e capire, proprio come hanno…

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Dalla mia collezione. Carmelo Bene: “Dite loro ch’io non sono”

Dalla mia collezione. Carmelo Bene: “Dite loro ch’io non sono”

Carmelo Bene pubblica nel 1983 Sono apparso alla Madonna (Milano, Longanesi). L'immagine in copertina è una foto di scena del Macbeth, rappresentato al Teatro Lirico di Milano il 4 gennaio 1983. La fotografia è di Cristina Ghergo, figlia di Arturo, che con le sue immagini aveva raccontato la moda e il bel mondo fra gli anni Trenta e i Cinquanta. "V'è una nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento". Questo l'incipit, e c'è già tutto: quel che non comincia è l'autobiografia. Con questo libro e Macbeth "l'eroe annientato dal suo stesso progetto", Carmelo Bene dice al mondo che la sua vita è stata triturata (finalmente) dalla macchina attoriale, non gliene resta che quel tanto bastevole a farlo passare per pazzo. Me lo ricordo al Teatro Carcano di Milano nel 1989, durante la sua rivisitazione de La cena delle beffe di Sem Benelli. Insieme a un amico lo avevo aspettato fuori dai camerini, pregando una delle sue numerose e…

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Marinetti e Isou: al di là dell’avanguardia

Marinetti e Isou: al di là dell’avanguardia

. Filippo Tommaso Marinetti muore il 2 dicembre del 1944, poco prima della fine della guerra, e il suo ultimo libro, pubblicato nel genaio 1945 dalla moglie Benedetta, è un’ode alla “Decima Mas”, una delle unità anti-partigiane più spietate, dove rivendica la propria coerenza e la propria poesia “fuori tempo e spazio”, che non cerca scuse per gli errori dell’uomo e del soldato, né si vuole conciliare con la realtà. Comincia l’epoca della ricostruzione. Il primo libro di Isodore Isou viene pubblicato nel 1947: Introduction à une nouvelle poésie et à une nouvelle musique: sarà lui a ispirare il linguaggio e i concetti dell’avanguardia nella seconda metà del secolo, come Marinetti lo era stato nella prima. Va detto che Isou, marxista, leninista e sionista, proustiano, rimbaldiano e dadaista, non avrebbe mai accettato di assimilarsi a nessuno, men che meno al fascista Marinetti, con cui del resto e per altri versi aveva troppo in comune. Bisognava cercare il nuovo ma dopo…

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Dalla mia collezione: Depero, il lago di Como e una scuola

Dalla mia collezione: Depero, il lago di Como e una scuola

Questo disegno di Fortunato Depero si trova in un vecchio "album degli ospiti", uno di quelli in cui si usava lasciare per ricordo due parole, un disegno o una firma dopo una visita. E' il 2 ottobre 1923: a Como, Palazzo Carducci, si svolge una mostra d'arte collettiva, e Depero espone i suoi arazzi in una sala personale. Il palazzo è una scuola, l'Istituto Carducci, fondato dall'ingegnere napoletano Enrico Musa. Enrico Musa era molto amico di Mario Radice il pittore astrattista, che insieme ai suoi compagni fraternizzava con i razionalisti del Gruppo 7: astrattisti e razionalisti riuniti intorno alla milanese Galleria del Milione, proprio lì' sul lago di Como negli anni Trenta avrebbero rivoluzionato l'architettura e l'arte decorativa. Mario Radice lo ricorda affettuosamente: "Enrico Musa è stato uno dei personaggi più importanti di Como, proprio perché ha fondato l'Istituto «Carducci», che è un istituto di scuole serali in cui si insegnano quasi tutte le discipline... L'ingegner Musa ha progettato e…

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Futurismo e Costruttivismo

Futurismo e Costruttivismo

Colpisci i bianchi con il cuneo rosso! E' il titolo di un dipinto di El Lissitzkij del 1919, stampato poi come manifesto, icona della rivoluzione russa e atto di nascita del Costruttivismo. All'indomani della Rivoluzione d'Ottobre gli artisti e i designer costruttivisti si misero al servizio del governo bolscevico, partecipando attivamente alla vita politica e alla educazione del popolo, ideando i materiali da esporre nelle festività pubbliche e nelle parate di strada. Vladimir Mayakovsky aveva scritto: “le strade siano i nostri pennelli, le piazze le nostre tele”. E proprio per strada fece la sua apparizione pubblica questa immagine, a Vitebsk, dove il gruppo Unovis dipingeva i manifesti della propaganda e le facciate dei palazzi, nella prospettiva del motto di Lenin: "Noi, anche ad ogni cuoca insegneremo a dirigere lo stato". Questa immagine però non era nuova. Riprende quella di un manifesto futurista del 1915, Sintesi futurista della guerra: : Marinetti, Boccioni, Carrà, Russolo e Piatti sono fermati durante una manifestazione…

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Abitare è essere ovunque a casa propria

Abitare è essere ovunque a casa propria

C’è una riflessione di Ugo La Pietra che mi ha colpito molto, quando diceva che lui non ha avuto un posto in cui riconoscersi e riconoscere il proprio passato: nato in un paesino del Sud aveva sempre vissuto in città, a Milano. Come se la città non permettesse l’affondare delle radici e forzasse ciascuno a cercare un punto fermo in superficie. Per me è questa la ragione dell’esistenza della gramigna. Ho sempre avuto rispetto e curiosità per quei fili d’erbaccia che si stringevano all’orlo dei marciapiedi, che spuntavano alla base dei muri lungo le strade asfaltate, così comuni nei quartieri alla periferia di una città industriale negli anni Settanta. Un paesaggio che mescolava asfalto e terra, sassi e lastricati, alberi e filo spinato, muretti, cani randagi, escrementi, cemento, pozzanghere. Quel paesaggio nessuno mai lo ha cantato, nessuno mai ci ha visto gran che di speciale. Eppure quel paesaggio era percorso da una umanità straordinariamente vitale, quelli che tornano quando li…

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