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Antonio Bruno, Fuochi di Bengala
Firenze, Edizioni dell’Italia Futurista, 1917

Firenze nel 1917 era seconda solo a Milano in fatto di avanguardia. C’era stata Lacerba con Papini, Soffici, Tavolato, Palazzeschi e altri, poi però Palazzeschi con tutto il garbo e l’amicizia per Marinetti si era disingaggiato dal movimento, e poi la guerra aveva fatto il resto, ciascuno per la sua strada. Però nel giugno 1916 esce il primo numero de L’ITALIA FUTURISTA, diretta inizialmente da Bruno Corra, Emilio Settimelli, a cui seguiranno Arnaldo Ginna e Primo Conti, e durerà fino al febbraio del 1918. E’ un gruppo di giovani strani, fra cui Maria Ginanni, Rosa Rosà, Mario Carli e Antonio Bruno, catanese che a Firenze stava vivendo una ossessionata storia d’amore. Un anno e mezzo di sperimentazione tipografica, accese discussioni sull’arte d’avanguardia, sedute spiritiche, ricerca di uno stile di vita diverso, che sono perfettamente sintetizzati nella serie di libri prodotti in quel periodo all’insegna delle Edizioni dell’Italia Futurista. Fra questi c’è Fuochi di Bengala di Antonio Bruno, che non è un libro erotico ma interessa per una composizione intitolata a Dolly Ferretti, il cui vero nome era Ada Fedora Novelli, la ragazza amata.

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da Fuochi di Bengala di Antonio Bruno

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Composizione parolibera di Antonio Bruno tratta da Fuochi di bengala

Non è che Antonio Bruno fosse persona che non si facesse notare. Elegante e coltissimo, passeggiava per le vie di Catania con un ramo di rose o garofani dando leggeri colpi sul viso ai passanti, predicendo loro la sorte. Un dandy impregnato di cultura francese che si era innamorato perdutamente di una ragazza fiorentina, Dolly Ferretti appunto, che ne apprezzava la statura intellettuale ma quanto al resto non era disposta a concedergli nulla.

E la risposta di Bruno fu di tappezzare le vie con una poesia parolibera che la incensa e la rimprovera: un amore messo in piazza, il primo della storia con la tecnica futurista pubblicitaria del manifesto.

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Antonio Bruno, 50 lettere d’amore alla signorina Dolly Ferretti
Catania, Tirelli, 1928
In copertina dedica autografa dell’autore a un’amica

Essere all’avanguardia in letteratura non significa automaticamente esserlo anche in amore. E Antonio Bruno in amore è quanto mai reazionario e non  molto furbo come si capisce dalle 50 lettere d’amore alla signorina Dolly Ferretti (Catania, Tirelli, 1928), che compendiano la storia, dal 24 marzo 1916 al 16 aprile 1917: lui cerca di irretirla intellettualmente, lei apprezza lo spirito ma la carne è tutt’altra cosa.

Il libro è accompagnato da due locandine, una delle quali è un profilo dell’autore di Giuseppe Inzerilli, l’altra un commento critico anonimo:

L’istoria di Dolly Ferretti e del suo sfortunato poeta è un documento della nostra epoca. Ella è bellissima, di un’eleganza suprema, versata nell’arte di sedurre, quasi fosse la sua scienza e la sua religione. Egli porta nella sua passione per lei il misticismo cavalleresco dei siciliani, esaltato dall’incanto artistico di Firenze, subendo come un predestinato il fascino della fanciulla cresciuta in una terra e in un ambiente stranieri all’ideale della Donna-Signora, che è proprio di lui e della sua isola natia… Ne sorge un contrasto implacabile, come l’analisi febbrile che lo fa rivivere. L’urto fra la fanciulla contemporanea, agitata dai venti della concupiscenza mondana, e l’amante-poeta, modernissimo nel meccanismo del suo pensiero, ma, nell’anima, invincibilmente puro e antico, è l’argomento di queste «Lettere d’amore», più vere e più umane dei romanzi scritti, ma non creati, pensati, ma non vissuti“.

Antonio Bruno muore a Catania in una camera d’albergo nel 1932 strafatto di Veronal.

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Antonio Bruno

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