Realismo e poesia: lettere di Aldo Capasso a Mario Cerroni

Realismo e poesia: lettere di Aldo Capasso a Mario Cerroni

Ritrovo riordinando l'archivio queste lettere di Aldo Capasso. Erano state accantonate molti anni fa per un progetto sul tema dei premi letterari come espressione della politica culturale. Le lettere documentano un momento particolare della poesia italiana del Dopoguerra. Aldo Capasso, all'epoca direttore della rivista Realismo Lirico è il fautore dell'omonimo manifesto, che voleva riunire in un movimento i poeti che non trovavano collocazione nell'ermetismo e nei consolidati centri di potere culturale letterario. Ma questa nuova corrente di poeti (la cosiddetta «terza corrente») è essa stessa attraversata da polemiche e contraddizioni interne. Varie sono le riviste in competizione fra loro, vari e diversi i premi letterari, terreno di scontro fra opposti interessi, amicizie e idee politiche, le contraddizioni di una poesia che cerca consensi e soldi per sopravvivere. Mario Cerroni, insegnante e poeta iscritto al Partito Comunista Italiano, tra il 1955 e il 1956 sta maturando la propria esperienza poetica. In seno alla rivista Momenti, Cerroni e il gruppo friulano si…

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Le stanze dei libri

Le stanze dei libri

Quando Giampiero Mughini ha presentato il suo libro da noi c'erano i soliti amici, quelli che da venticinque e passa anni  celebrano il collezionismo novecentesco leggendo comprando e scambiando libri idee documenti oggetti emozioni. C'erano poi delle ragazze e dei ragazzi, e io li ho spiati perché volevo trovare conferma a una mia convinzione, che se la giovinezza è amare i sensi e non pentirsi, i libri sono la sensualità fatta intelligenza: no non poteva bastare loro di toccare le vesti del personaggio televisivo. Conferme non ne ho avute, ma è probabile che sia io a non saper leggere segni e sguardi di chi mi è lontano quarant'anni. Ho la forte impressione che i giovanissimi disperino di poter essere mai compresi e che la zona dei loro interessi si situi in un territorio talmente sconosciuto alle madri e ai padri, a nonni zii maestri eccetera. Ma di una cosa sono certo, che un pezzo consistente di cultura è stato loro…

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L’Almanacco Letterario Bompiani

L’Almanacco Letterario Bompiani

Almanaccare, fantasticare, predire il futuro: gettare uno sguardo oltre il presente, ficcare il naso nell’ignoto. Almanacchi ne sono sempre stati fatti dall’invenzione della stampa fino a oggi. La loro origine si trova nella cultura agricola e nel mondo oscuro della saggezza popolare, sono il primo tentativo di interpretare il ritmo delle stagioni spezzato da impreveduti ritardi, anticipazioni e disastri naturali. La cultura tutta ha radici agricole, viene dal bisogno realissimo di sopravvivere e di progettare un modo migliore di stare al mondo. C’è qualcosa che esprima la ragione e i molteplici aspetti della cultura meglio di un almanacco? Credo che L’Almanacco Letterario, pubblicato da Mondadori nel 1925, sia stato il prodotto più rappresentativo della cultura italiana dopo la guerra: la cultura che parlava di se stessa, cercando di assemblare arti, cronaca e scritture. Illustratori, artisti, scrittori, critici, saggisti, nessuno voleva restarne fuori: conosciuti o sconosciuti tutti volevano lasciare una traccia. Letteratura come costume, come modo d’essere, mezzo per comprendere il…

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“Non si uccide la poesia!” Frammenti ritrovati di Giovanna Bemporad

“Non si uccide la poesia!” Frammenti ritrovati di Giovanna Bemporad

. Ho conservato per molti anni questi frammenti. Mi proponevo ogni volta di esaminarli, poi c'era sempre altro da fare. Giovanna Bemporad se n'è andata il 6 gennaio. Ora studio questo piccolo tesoro di poesia e frugo nella memoria. Soppeso il tempo che si è fermato, calligrafia, parole: è il mio mestiere.  E' una storia meravigliosa la vita di Giovanna Bemporad. Comincia coi primi soldi guadagnati con le traduzioni dall'Odissea, intorno al 1942, preferite a quelle di Salvatore Quasimodo che proprio allora pubblicava Ed è subito sera. Così la fotografa Elio Pagliarani: "Mi declamava versi sulla spiaggia preferibilmente di notte, e a me tredicenne lei quindicenne pareva proprio una Pizia, un'autentica sacerdotessa di Apollo". E' con quei soldi che in barba alla famiglia decide di abbandonare la scuola: "Quel distacco fu una cosa naturale, in un certo senso scritta nel mio destino. Io con la scuola non legavo, così come non legavo con la famiglia, specialmente con mia madre. A…

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Giampiero Mughini: Addio gran secolo dei nostri vent’anni

Giampiero Mughini: Addio gran secolo dei nostri vent’anni

. Ho letto il tuo libro così diverso dagli altri. L'ho letto perché sei un amico prima di tutto. L'ho letto per intero, e questo non perché siamo amici. C'erano cose che sapevo e altre no, raccontate attraverso libri, oggetti, foto che hai comprato e custodito gelosamente nel tempo. E' avvincente questo modo di dire le cose che ti distingue da sempre. Credo che riconoscerei la tua scrittura fra tutte già a partire dall'orientamento: non dici mai cazzate. Per cazzata intendo l'opinione - opinare chiacchierare, stare sempre alla superficie del "si" dice "si" fa "si" pensa eccetera, quando le cose non importano e non c'entrano con la vita. Parli soprattutto di libri, delle idee e del lavoro che ogni libro preserva. I libri non sono mai cazzate anche quando sparano cazzate. . Parli di libri e non certo per spiegarli. Li metti in fila e di traverso in modo che si vedano coincidenze derive o divergenze - che non sono…

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