STORIA DEL FUTURISMO – 1914. Il vestito antineutrale

STORIA DEL FUTURISMO – 1914. Il vestito antineutrale

Il manifesto, pubblicato probabilmente in occasione delle manifestazioni interventiste a Milano nel settembre 1914, fu recensito negativamente da LA VOCE, Anno VI n. 19, Firenze, 13 ottobre 1914. Del manifesto esistono tre versioni in volantino della Direzione del Movimento Futurista: la prima edizione è in lingua francese: Le vêtement masculin futuriste. Manifeste, con data di redazione 20 maggio 1914; la seconda edizione è la versione ufficiale modificata e ampliata, in lingua italiana, con data di redazione 11 settembre 1914 e titolo: Il vestito antineutrale. Manifesto futurista; la terza è una ristampa della versione ufficiale, con identica data di redazione, ma pubblicata nel dicembre 1914, con l'immagine modificata in prima pagina (l'abito di Cangiullo al posto di quello di Marinetti) e la mancanza della dicitura: "Approvato entusiasticamente dalla Direzione del Movimento Futurista e da tutti i Gruppi Futuristi Italiani". "L'umanità si vestì sempre di quiete, di paura, di cautela e d'indecisione, portò sempre il lutto, o il piviale, o il mantello.…

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Un vezzo dannunziano

Un vezzo dannunziano

Per celebrare il primo anniversario della "santa entrata", Guido Marussig disegna un francobollo con la testa di Gabriele D'Annunzio recante la scritta «Hic manebimus optime», e il 12 settembre 1920 ne vengono emessi per le Poste di Fiume 14 diversi valori. Tra le immagini che ritraggono D'Annunzio questa credo sia la più piccola e, nonostante l'enorme diffusione, la meno appariscente. Non è un cimelio difficile da trovare, ne circolano tantissimi esemplari, di tutti i valori, e costano poco. Certo non è così facile trovarli non viaggiati: nella gran parte dei casi sono rovinati dai timbri delle poste, oppure da quelli del "Governo provvisorio". Ci si fa poco caso, come tutto quello di cui usiamo ogni giorno così distrattamente senza pensarci, in fondo non era che un francobollo. Ma questo francobollo non fu usato solamente per affrancare lettere e cartoline.  Dopo il Natale di sangue, tra il 4 e il 13 gennaio 1921, i legionari lasciano Fiume e Giovanni Comisso così…

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“Prima pagare poi disegnare”. Un assegno posdatato di Andrea Pazienza

“Prima pagare poi disegnare”. Un assegno posdatato di Andrea Pazienza

Ho conosciuto Andrea Pazienza un anno fa. Nel 1977 avevo smesso da un pezzo di leggere fumetti: studiavo Hegel e Carlo Marx, avevo 17 anni come Rimbaud - on n'est pas sérieux quand on a dix-sept ans. L'ho conosciuto solo un anno fa non ricordo come, sfogliando a caso non so che libro o giornale, dopo anni che raccolgo materiale sul Movimento '77. Andrea Pazienza se n'è andato via dalla vita nel 1988. Non so se saremmo stati amici ieri o oggi, ma credo che in lui ci fosse quel che di più irriducibile e disperato potesse produrre quel movimento, la sua poesia. Non è il caso qui di fare panegirici: gli dedicherò un catalogo monumentale, forse prima della fine dell'anno - non ce la farei ad aspettare il trentennale. In breve, ho cercato qualcosa di suo per il mio museo archeoideologico, il museo dei frammenti incomprensibili da tramandare alle epoche venture, frammenti che non si possono capire senza la…

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STORIA DEL FUTURISMO 1910 – 1911: musica futurista

STORIA DEL FUTURISMO 1910 – 1911: musica futurista

Il Manifesto dei Musicisti Futuristi di Francesco Balilla Pratella, con data di redazione 11 ottobre 1910, viene pubblicato per la prima volta in lingua italiana su un volantino edito dalla marinettiana rivista Poesia. Dopo una iniziale esortazione ai giovani affinché si liberino  dagli schemi imposti, elenca una serie di principi teorici per la creazione di musica realmente nuova: "1. Convincere i giovani compositori a disertare Licei, Conservatori e Accademie musicali, e a considerare lo studio libero come unico mezzo di rigenerazione. 2. Combattere con assiduo disprezzo i critici (...). 3. Astenersi dal partecipare a qualunque concorso con le solite buste chiuse e le relative tasse d'ammissione, denunziandone pubblicamente le mistificazioni e svelando l'incompetenza delle giurie, generalmente composte di cretini e rammolliti. 10. Combattere le romanze del genere Tosti e Costa, le stomachevoli canzonette napoletane e la musica sacra, che non avendo alcuna ragione di essere, dato il fallimento della fede, è diventata monopolio esclusivo d'impotenti rettori di Conservatorio e di…

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STORIA DEL FUTURISMO – 1910. I due primi manifesti della pittura futurista

STORIA DEL FUTURISMO – 1910. I due primi manifesti della pittura futurista

 Cominciamo col distinguere Il Manifesto dei Pittori futuristi da La pittura futurista. Manifesto tecnico. Uno sta all'altro come la teoria alla pratica: il primo enuncia i principi generali, l'altro elenca e approfondisce spunti tecnici e programmatici. Del primo non esiste una traduzione francese mentre il secondo fu tradotto sia in francese che in inglese con un titolo che faceva pensare al primo, ingenerando una confusione che trovò raccapricciante riscontro in alcune bibliografie. Procediamo con ordine. Il primo manifesto della pittura futurista è il Manifesto dei Pittori futuristi, in lingua italiana, sottoscritto da Umberto Boccioni, Carlo Dalmazzo Carrà, Luigi Russolo, Aroldo Bonzagni e Romolo Romani, che viene letto l'8 marzo 1910 al Politeama Chiarella di Torino durante la terza serata futurista, così descritta da Marinetti in un famoso volantino:  “A Turin, la troisème soirée futuriste fut une véritable «Bataille d'Hernani». Sur la scène de plus vaste théâtre de la ville, parurent, avec M. Marinetti et d'autres poètes, cinq jeunes peintres de grand…

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Colloqui con Tano D’Amico

Colloqui con Tano D’Amico

Tano l'ho conosciuto nel 2007. Bruno e io avevamo pubblicato in marzo Dopo Marx aprile, il catalogo sul Movimento '77 e più o meno in quel periodo RAI 3 voleva attuare una serie di 12 puntate sullo stesso argomento. Il programma prevedeva l'invito di vari protagonisti dall'allora ministro Francesco Cossiga a Franco Berardi (Bifo) a Pablo Echaurren e altri. Conduttore avrebbe dovuto essere Claudio Sabelli Fioretti insieme a Tano D'Amico. Volevano delle immagini da pubblicare come sfondo e io chiesi in cambio il numero di telefono di Tano. Desideravo conoscere Tano non per le sue foto ma per le parole che aveva scritto sul Movimento, queste in particolare: “Quando un omosessuale bandiva una festa, cioè invitava tutti quanti, cinquantamila persone, sessantamila persone, ad una festa sui prati di Montalto di Castro, ad esempio, si andava tutti e c’era spazio per tutti, ma non solo per i giovani e per i belli. C’era spazio anche per i portatori di handicap, perché…

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La collana “Idearii” di Gio Ponti

La collana “Idearii” di Gio Ponti

. "Noi non vi vendiamo carta, copertine, sovracopertine, fasce, cellofane, risguardi, frontispizi, margini, colori, ecc., noi vi vendiamo idee". E' questo lo slogan che compare a caratteri cubitali sul retro di copertina di un opuscolo: Politica dell'architettura firmato con lo pseudonimo "Archias" e stampato a Milano per Garzanti nel dicembre 1944. Ne trovammo una copia per la prima volta nel 1995, fra i libri della biblioteca di Libero de Libero, e quello slogan obbligava a leggerselo d'un fiato. Chiunque fosse quell'Archias non era uno sprovveduto, ne sapeva eccome: impressionante era l'anticipazione di quel che sarebbe avvenuto dopo nell'architettura, attraverso l'esperienza della ricostruzione fino al boom economico, e poi dopo all'architettura radicale degli anni Sessanta e Settanta: "L'architettura moderna insegna un'altra cosa: che dobbiamo attrezzare l'uomo, la sua vita, la sua cultura, la sua civiltà, la sua moralità. Dobbiamo profetare l'uomo, l'uomo civile, l'UOMO" (pag. 24). .Chi era Archias? L'attribuzione a Gio Ponti di questo opuscolo, da noi subito ipotizzata (L'Arengario…

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Gino De Dominicis: disabilità, manipolazione e perbenismo

Gino De Dominicis: disabilità, manipolazione e perbenismo

Tre anni fa pubblicavo su questo blog un breve articolo a commento dell'opera Seconda soluzione d'immortalità di Gino De Dominicis: Che cosa vuol dire? Brevemente: L’8 giugno 1972, all’inaugurazione della XXXVI Biennale veneziana, Gino De Dominicis espone tre oggetti sotto il titolo Seconda soluzione di immortalità (l’universo è immobile). Sono tre opere già esposte precedentemente: il Cubo invisibile (1967), rappresentato da un quadrato disegnato per terra; la Palla di gomma (caduta da 2 metri) nell’attimo immediatamente precedente il rimbalzo (1968) e una pietra Attesa di un casuale movimento molecolare generale in una sola direzione, tale da generare un movimento spontaneo della pietra. Paolo Rosa, un giovane Down, osserva i tre oggetti seduto su una sedia, di fronte agli spettatori. E’ subito scandalo, e nei giorni successivi al posto di Paolo c’è una bambina. Questo non ferma la Procura di Venezia: la sala viene definitivamente chiusa e l’artista viene accusato di sottrazione di incapace. Verrà assolto “perché il fatto non sussiste” soltanto…

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I metroposter di Renato Curcio e Pablo Echaurren

I metroposter di Renato Curcio e Pablo Echaurren

C’era una volta un onesto editore che stava facendo bancarotta  a causa di una bolletta telefonica... Era l’epoca dei primi numeri 999 erotici e qualcuno che stava lì non seppe resistere  alla tentazione. La bolletta arrivò implacabile ed era una cifra milionaria insostenibile (allora eran lire). L’editore riuscì a onorare il debito: un libraio antiquario pagò tutto quel che c’era da pagare ed ebbe in cambio le tavole originali dei metroposter realizzati da Renato Curcio e Pablo Echaurren, e alcune serie a stampa, da loro firmati pazientemente uno per uno a garanzia. Poster che avevano tappezzato la metropolitana di Roma tra il 1994 e il 1995, attacchinati in lunghe file da ragazze e ragazzi ed erano il reportage di uno che dopo non so quanti anni, e senza aver ammazzato nessuno, poteva uscire dal carcere a respirare l'aria della libertà. Poter ascoltare e parlare con tante persone diverse: quanto sia bello e importante può capirlo solo chi è rimasto chiuso…

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STORIA DEL FUTURISMO – 1909: Uccidiamo il chiaro di luna!

STORIA DEL FUTURISMO – 1909: Uccidiamo il chiaro di luna!

Uccidiamo il chiaro di luna! di F.T. Marinetti è considerato il secondo e fondamentale manifesto futurista, ma pochi ne conoscono la storia bibliografica. Prima di tutto non è il secondo ma il terzo pubblicato: il secondo è Elettori futuristi!, uscito in volantino in occasione delle elezioni del 7 marzo 1909 (vedi Paolo Tonini, «I manifesti del Futurismo italiano», Gussago, Edizioni dell’Arengario, 2011: pag. 12, n. 2). Però è Marinetti stesso a creare l'equivoco fin dall'agosto 1909, pubblicandolo come prefazione al libro di Paolo Buzzi Aeroplani, col titolo di "secondo proclama futurista", e tale appare anche negli elenchi dei manifesti al retro dei primi volantini del Movimento Futurista a partire dal 1911/1912. D'altra parte il manifesto politico non aveva avuto molto successo... E poi non era questo il titolo originario. Il proclama, redatto nell'aprile 1909, viene pubblicato in luglio con un titolo più prosaico: La rassegna internazionale Poesia pubblica questo proclama di guerra, come risposta agli insulti di cui la vecchia…

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