Gardone Riviera. Dai giardini del Vttoriale

Gardone Riviera. Dai giardini del Vittoriale

2020-08-00-gardone-r-02-paoloBisogna arrivare al Vittoriale al mattino verso le nove quando l’aria è ancora fresca per godersi la luce del lago e il profumo dei cipressi, e i colori: il giallo dei muri il verde dei giardini il bianco dell’acciottolato il rosso delle rose. Il 31 maggio ci sono andato per abbracciare il mio amico Giampiero che non vedo da qualche anno. Nell’ambito del Festival della Bellezza Giampiero avrebbe conversato col pubblico sul tema «La storia attraverso i libri». Giordano Bruno Guerri, direttore del Vittoriale (e vero architetto della sua rinascita) lo presentava citandone un inciso: “il piacere del dubbio“. Perché i libri, quelli che rimangono nella memoria del mondo, sono il rendiconto di una esperienza autentica, aiutano a porsi domande più che a fornire risposte. Non so fino a che punto il dubbio sia dilettevole: di certo è un obbligo se quello che cerchiamo nella vita è un minimo di quello che usiamo chiamare “verità”. Sappiamo che sia la verità?

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Giampiero Mughini

Per esempio, qual è la verità del conflitto fra Palestina e Israele? Quanto è difficile cercare la verità nella storia e nelle cose. Il fatto è che la verità non c’è, si fa come l’amore. La dobbiamo concordare: non può essere vero quello su cui non siamo d’accordo. La verità non è riducibile alla fatticità: la verità può negare il fatto più evidente, ma dobbiamo essere tutti d’accordo. Non solo. Domani la verità potrebbe cambiare, perché quello che conta è quello che vogliamo e decidiamo di fare insieme, per rimanere e vivere insieme, in una grande civiltà in cui ci sia posto per tutti, nessuno escluso.

Giampiero Mughini

Giampiero Mughini

E allora? Allora i libri sono indispensabili non a fugare ma a moltiplicare i dubbi, le domande e le risposte possibili, non a semplificare ma a complicare: non c’è niente da capire (capio, prendere per sé) ma tutto da comprendere (prendere con, condividere). Questo non significa che i fatti siano, per così dire, “relativi”. La sistematica distruzione materiale e non immaginaria del popolo palestinese da parte di Israele ci coinvolge tutti, non solo gli attori ma in misura ben maggiore gli spettatori che vi assistono in silenzio. Ma c’è anche la storia dell’odio e l’odio se ne fotte della storia, è dentro le menti e i cuori, cementificato da una cultura. Cancellare l’altro è l’unico sfogo concepibile, e vince sempre il più potente, quello che poi scrive la storia. E’ vero che raramente la scrive senza strafalcioni, e da qui sorgono i dubbi che resuscitano gli antichi misfatti, la storia di gole tagliate, chi è stato il primo e chi l’ultimo, con tutte le sante ragioni di Dio dell’onore della patria a chiedere sangue. Era questo che Giampiero trasmetteva cominciando da Dino Campana per finire col suo Compagni addio.

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