All'Aktionsraum 1 di Monaco di Baviera, dal 6 all'8 marzo 1970 si svolge l'azione/concerto ANIMA SOUND di Paul e Limpe Fuchs. Limpe suona e canta nuda e impellicciata con la…

James Lee Byars durante la performance The Perfect Love Letter (1974)

Rino Gaetano, 1977
In comune non hanno solo il cilindro, il dandy venuto dai bassifondi della Paradise Valley e il ragazzo calabrese trapiantato a Roma. Certo, il Giappone e la storia della filosofia da una parte, il ’77 e il cielo è sempre più blu dall’altra, sembrano mondi talmente distanti. In ogni caso ci sono tonnellate di dotte interpretazioni che spiegano tutto sul perché il per come l’in quanto e tutti i reconditi significati delle loro parole opere e omissioni. Uno che scrive con un dito I- L-O-V-E -Y-O-U nell’aria all’incontrario e l’altro che ama un fratello che è figlio unico (Mario o Mariù?) secondo me hanno molto in comune. Per farla breve io credo che James Lee Byars avrebbe cantato volentieri una canzone come Mio fratello è figlio unico e che Rino Gaetano avrebbe interpretato alla grande una performance come The Perfect Love Letter.
C’è una canzone che Rino Gaetano ha scritto per sé e rimase inedita: I miei sogni d’anarchia, di cui ci è rimasta una registrazione, dove lui mescola fatuità storia politica amore e disonore, ed è come un nodo alla gola, un presentimento di morte e di felicità che prende corpo con la voce e tu vedi l’abisso che c’è nella nostra umanità sull’orlo del disastro e della beatitudine.

James Lee Byars, 1969
Dall’altra parte, un po’ tutte le opere di James Lee Byars si definiscono perfette: la bellezza assoluta sottratta a ogni giudizio (fine della critica d’arte e della critica in genere). Un’opera come The perfect performance is to stand still, chiama Gustav Klimt dal mondo dei morti, rimanda a un’epoca che non ci fu mai ed è come la radice del mondo: un’antica sapienza e niente di quel che comunemente chiamiamo umano. Il silenzio, l’assenza, la quiete, un’eterno presente. Si era invaghito della cultura giapponese e studiava la filosofia occidentale secondo una prospettiva che veniva dall’eresia taoista: quanto in comune hanno Hegel e Lao-Tse? Ma questo che c’entra con Rino Gaetano, Gianna, Aida, e anche il gurù che ci manda in paranoia predicando a testa in giù?

James Lee Byars, The perfect performance is to stand still, 1976
E’ che Rino Gaetano la bellezza andava a cercarla un po’ all’indietro nel mondo oscuro e contadino del sud e un po’ in avanti dove avrebbe dovuto andare la generazione di sottoproletari che volevano scalare il cielo. A dirlo così sembrano cazzate ma è inutile spiegare: si arrangi chi vuole a trovare i riferimenti culturali del caso. Ma per capire basterebbe vivere con meno disattenzione.
E in ogni caso quel cilindro che distingue i gran signori piaceva a entrambi. Gran signori e scialacquatori di bellezza, in un mondo in cui solo conta quel che è utile. Produttore di oggetti e gesti uno, l’altro di suoni e parole che non servono e mai serviranno a nessuno, voli di colombe dal fondo di un cilindro.

James Lee Byars, The Cube Book, 1983