Realismo e poesia: lettere di Aldo Capasso a Mario Cerroni

Realismo e poesia: lettere di Aldo Capasso a Mario Cerroni

Ritrovo riordinando l'archivio queste lettere di Aldo Capasso. Erano state accantonate molti anni fa per un progetto sul tema dei premi letterari come espressione della politica culturale. Le lettere documentano un momento particolare della poesia italiana del Dopoguerra. Aldo Capasso, all'epoca direttore della rivista Realismo Lirico è il fautore dell'omonimo manifesto, che voleva riunire in un movimento i poeti che non trovavano collocazione nell'ermetismo e nei consolidati centri di potere culturale letterario. Ma questa nuova corrente di poeti (la cosiddetta «terza corrente») è essa stessa attraversata da polemiche e contraddizioni interne. Varie sono le riviste in competizione fra loro, vari e diversi i premi letterari, terreno di scontro fra opposti interessi, amicizie e idee politiche, le contraddizioni di una poesia che cerca consensi e soldi per sopravvivere. Mario Cerroni, insegnante e poeta iscritto al Partito Comunista Italiano, tra il 1955 e il 1956 sta maturando la propria esperienza poetica. In seno alla rivista Momenti, Cerroni e il gruppo friulano si…

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Ugo Mulas un libro e una lettera

Ugo Mulas un libro e una lettera

Quando Ugo Mulas incontra a Venezia Alan Solomon e Leo Castelli è il 1964: alla Biennale la pop art viene presentata per la prima volta al pubblico europeo. Dello stesso anno è il suo primo viaggio a New York, dove non solo vede all'opera i pop artisti da Stella a Warhol ma incontra autori come Marcel Duchamp e John Cage, senza i quali quella storia sarebbe stata inconcepibile. E non si tratta qui di teorie o di chi sa che criticismi: come sempre è la vita che corre, e Ugo Mulas si lascia attrarre da quell'atmosfera, ci ritorna a più riprese, nel 1965 e poi nel 1967 quando ne presenta il resoconto, il libro d'arte più significativo del dopoguerra. E dico d'arte e non di fotografia perché più ancora dell'arte fotografica quel libro sconfessava il sistema della storia dell'arte, il modo di guardare le opere: New York: arte e persone, pubblicato contemporaneamente negli USA, in Canada e in Spagna. L'uomo…

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Futuro del libraio antiquario

Futuro del libraio antiquario

I librai antiquari sono nati con le tavole di pietra incise. La conservazione e il commercio della memoria scritta stanno alla base di ogni cultura, e quando cataclismi e rovesci della storia incombono è in quel patrimonio di idee ed esperienze che si trovano i presupposti per scamparne: il futuro possibile.  Chi non ha mai messo piede in una libreria antiquaria non può capire. Motivo per il quale questo mestiere fu sempre altamente stimato, come scrive ad esempio Tommaso Garzoni: "La professione de' Librari da tutti i tempi ha meritato d'essere annoverata fra le professioni nobili, & onorevoli, come da molte ragioni, & autorità d'huomini grandi, si può con molta agevolezza provare, & dimostrare al mondo... Provasi anco la nobiltà de' Librari dal conto, & dalla riputazione, che da tutti i tempi è stata tenuta dalle librarie, cosa famosa in sé & (per usar questa lode) è singolare e regia insieme... Per un'altra ragione si dice, che la professione de'…

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Le stanze dei libri

Le stanze dei libri

Quando Giampiero Mughini ha presentato il suo libro da noi c'erano i soliti amici, quelli che da venticinque e passa anni  celebrano il collezionismo novecentesco leggendo comprando e scambiando libri idee documenti oggetti emozioni. C'erano poi delle ragazze e dei ragazzi, e io li ho spiati perché volevo trovare conferma a una mia convinzione, che se la giovinezza è amare i sensi e non pentirsi, i libri sono la sensualità fatta intelligenza: no non poteva bastare loro di toccare le vesti del personaggio televisivo. Conferme non ne ho avute, ma è probabile che sia io a non saper leggere segni e sguardi di chi mi è lontano quarant'anni. Ho la forte impressione che i giovanissimi disperino di poter essere mai compresi e che la zona dei loro interessi si situi in un territorio talmente sconosciuto alle madri e ai padri, a nonni zii maestri eccetera. Ma di una cosa sono certo, che un pezzo consistente di cultura è stato loro…

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Un incontro con Gianni Emilio Simonetti

Un incontro con Gianni Emilio Simonetti

Ho incontrato Gianni Emilio Simonetti a Milano un giorno di metà settembre, con un bel sole e l'aria tiepida estate addio ma con dolcezza. Non è che non lo conoscessi ma certamente sapeva più cose lui di Bruno e me che non noi di lui. La differenza è che lui è protagonista di almeno un paio di rivoluzioni permanenti (situazionismo e fluxus), mentre noi non ne raccogliamo che qualche frammento. Tutto è cominciato da una e-mail sua riguardo a un articolo di questo blog, Gino De Dominicis: disabilità, manipolazione e perbenismo. Nello scambio di messaggi che ne seguì, appresi che oltre all'attività accademica Gianni conduce il Laboratorio di Artiterapie presso il Centro Diurno Luvino di Luino: una struttura finalizzata all'integrazione dei malati di mente. E non è che ci lavori per sfoggio di solidarietà, ci lavora davvero, ben meritandosi "i riconoscimenti unanimi sia dai pazienti che dagli operatori del settore”, ha dichiarato il dott. Isidoro Cioffi, direttore della Psichiatria del…

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La fotografia e i tempi rimossi: E’ il 77

La fotografia e i tempi rimossi: E’ il 77

Non è un libro vero e proprio. Così ingombrante e sottile, ti veniva la tentazione di piegarlo ma non ci riuscivi se non rovinandolo: "E' il '77" sta scritto a caratteri cubitali in rosso su fondo nero, e tutti capivano immediatamente di cosa si trattasse. Quel 1977 di corse pistole e girotondi, di giornali cortei sampietrini, di donne libere, di droghe pesanti e leggere, di risate rosse di pianti, di baci e carezze senza distinzione di sessi, di terrore e poesia. Lo avevano capito tutti in quel momento che la storia aveva smarrito la diritta via. Le avvisaglie erano state le prime radio libere (Radio Alice inizia a trasmettere nel febbraio 1976) e la formazione dei primi centri sociali, l'assalto irridente alla Scala di Milano (dicembre 1976), l'autoriduzione nei cinema. Stava prendendo corpo un movimento che non si misurava coi linguaggi della politica e i doveri della militanza, che non si orientava secondo la logica dei poteri, che non esitava…

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STORIA DEL FUTURISMO 1934: L’anguria lirica, libro cyborg d’artista

STORIA DEL FUTURISMO 1934: L’anguria lirica, libro cyborg d’artista

"Come potremo combattere senza fucili né bombe Abbiamo soltanto questi libri d’aviazione stampati su latta da Mazzotti e Nosenzo per corazzarci il petto...". (Filippo Tommaso Marinetti, L'aeropoema di Cozzarini primo eroe dell'Esercito Repubblicano, (Milano), Edizioni Erre, s.d. (10 maggio 1944, pag. 17). A rileggerle oggi queste parole di Marinetti trasmettono più che non allora la tragedia di un paese alla deriva, l'Italia che voleva figurarsi imperiale e non aveva nemmeno di che proteggere i soldati decisi a morire per lei. Marinetti sarebbe morto nell'inverno di quell'anno ucciso da un infarto: “… io non ho nulla da insegnarvi mondo come sono da ogni quotidianismo e faro di una poesia fuori tempo spazio“. Aveva scritto nell'ultimo poema, l'ode alla famigerata Xa Mas. La storia mescola nell'orrore bellezza e sconcezza, verità e menzogna, i vincitori avranno sempre ragione, perché hanno vinto, e non c'è niente da portar via a chi stava dall'altra parte, la parte che ha perduto. Eppure quei libri che non…

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STORIA DEL FUTURISMO – 1914. Il vestito antineutrale

STORIA DEL FUTURISMO – 1914. Il vestito antineutrale

Il manifesto, pubblicato probabilmente in occasione delle manifestazioni interventiste a Milano nel settembre 1914, fu recensito negativamente da LA VOCE, Anno VI n. 19, Firenze, 13 ottobre 1914. Del manifesto esistono tre versioni in volantino della Direzione del Movimento Futurista: la prima edizione è in lingua francese: Le vêtement masculin futuriste. Manifeste, con data di redazione 20 maggio 1914; la seconda edizione è la versione ufficiale modificata e ampliata, in lingua italiana, con data di redazione 11 settembre 1914 e titolo: Il vestito antineutrale. Manifesto futurista; la terza è una ristampa della versione ufficiale, con identica data di redazione, ma pubblicata nel dicembre 1914, con l'immagine modificata in prima pagina (l'abito di Cangiullo al posto di quello di Marinetti) e la mancanza della dicitura: "Approvato entusiasticamente dalla Direzione del Movimento Futurista e da tutti i Gruppi Futuristi Italiani". "L'umanità si vestì sempre di quiete, di paura, di cautela e d'indecisione, portò sempre il lutto, o il piviale, o il mantello.…

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Un vezzo dannunziano

Un vezzo dannunziano

Per celebrare il primo anniversario della "santa entrata", Guido Marussig disegna un francobollo con la testa di Gabriele D'Annunzio recante la scritta «Hic manebimus optime», e il 12 settembre 1920 ne vengono emessi per le Poste di Fiume 14 diversi valori. Tra le immagini che ritraggono D'Annunzio questa credo sia la più piccola e, nonostante l'enorme diffusione, la meno appariscente. Non è un cimelio difficile da trovare, ne circolano tantissimi esemplari, di tutti i valori, e costano poco. Certo non è così facile trovarli non viaggiati: nella gran parte dei casi sono rovinati dai timbri delle poste, oppure da quelli del "Governo provvisorio". Ci si fa poco caso, come tutto quello di cui usiamo ogni giorno così distrattamente senza pensarci, in fondo non era che un francobollo. Ma questo francobollo non fu usato solamente per affrancare lettere e cartoline.  Dopo il Natale di sangue, tra il 4 e il 13 gennaio 1921, i legionari lasciano Fiume e Giovanni Comisso così…

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“Prima pagare poi disegnare”. Un assegno posdatato di Andrea Pazienza

“Prima pagare poi disegnare”. Un assegno posdatato di Andrea Pazienza

Ho conosciuto Andrea Pazienza un anno fa. Nel 1977 avevo smesso da un pezzo di leggere fumetti: studiavo Hegel e Carlo Marx, avevo 17 anni come Rimbaud - on n'est pas sérieux quand on a dix-sept ans. L'ho conosciuto solo un anno fa non ricordo come, sfogliando a caso non so che libro o giornale, dopo anni che raccolgo materiale sul Movimento '77. Andrea Pazienza se n'è andato via dalla vita nel 1988. Non so se saremmo stati amici ieri o oggi, ma credo che in lui ci fosse quel che di più irriducibile e disperato potesse produrre quel movimento, la sua poesia. Non è il caso qui di fare panegirici: gli dedicherò un catalogo monumentale, forse prima della fine dell'anno - non ce la farei ad aspettare il trentennale. In breve, ho cercato qualcosa di suo per il mio museo archeoideologico, il museo dei frammenti incomprensibili da tramandare alle epoche venture, frammenti che non si possono capire senza la…

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