Federico Garolla una dolce vita

Federico Garolla una dolce vita

Nello studio di Federico Garolla, proprio dietro la scrivania, era appesa una foto. Nella foto sono raffigurati 5 personaggi attorno a un cartello con la scritta «I cinque candidati alla querela con devozione». I cinque sono Patellani, Giancolombo, Paolo Costa, Franco Fedeli e Federico Garolla, all’epoca in cui lavoravano per la neonata rivista Le Ore, nel 1953. Negli anni Settanta diventerà una delle più famose riviste pornografiche ma allora era fra i giornali che partendo dall’attualità cinematografica sconfinavano nella storia del costume. Chissà perché “candidati alla querela”. Loro erano i fotografi nuovi, quelli che succedevano agli sperimentatori degli anni Trenta, i fotografi che facevano i primi “reportages”, quelli che attraverso le immagini dovevano non più ritrarre persone e paesaggi ma illustrare la cronaca e la storia. E’ l’epoca del “realismo” in arte e in letteratura come nel cinema, ma è anche l’epoca in cui la moda italiana si impone al mondo e l’economia avanza verso il boom che sarà degli…

READ MORE
Pasolini e il calcio: una foto di Federico Garolla

Pasolini e il calcio: una foto di Federico Garolla

E.B.: Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare? P.P.P.: Un bravo calciatore. Dopo la letteratura e l'eros, per me il football è uno dei grandi piaceri. («Enzo Biagi intervista Pier Paolo Pasolini», LA STAMPA, 4 gennaio 1973). «In Italia c'è un'eredità nobile nel rapporto tra poesia, letteratura e calcio. Penso ad uno come Pasolini. Non c'è niente che spieghi Pasolini quanto il suo modo di giocare a pallone. Io l'ho conosciuto a Roma, a Porta Portese, su un campo il cui fondo era di carbon fossile» (Intervista di Lorenzo D'Alò ad Adriano Sofri). Pasolini quando da giovane giocava a pallone lo chiamavano "Stukas" e quei giorni li ricordava come i più belli della sua vita. Era un'ala destra (allora non esistevano gli "esterni"), e non smise mai di frequentare i campetti di tutte le periferie, anche quando fondò nel 1968 la nazionale "Attori e Cantanti" di cui fu capitano. In origine quella squadra era composta da Pasolini,…

READ MORE
Dalla mia collezione. Carmelo Bene: “Dite loro ch’io non sono”

Dalla mia collezione. Carmelo Bene: “Dite loro ch’io non sono”

Carmelo Bene pubblica nel 1983 Sono apparso alla Madonna (Milano, Longanesi). L'immagine in copertina è una foto di scena del Macbeth, rappresentato al Teatro Lirico di Milano il 4 gennaio 1983. La fotografia è di Cristina Ghergo, figlia di Arturo, che con le sue immagini aveva raccontato la moda e il bel mondo fra gli anni Trenta e i Cinquanta. "V'è una nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento". Questo l'incipit, e c'è già tutto: quel che non comincia è l'autobiografia. Con questo libro e Macbeth "l'eroe annientato dal suo stesso progetto", Carmelo Bene dice al mondo che la sua vita è stata triturata (finalmente) dalla macchina attoriale, non gliene resta che quel tanto bastevole a farlo passare per pazzo. Me lo ricordo al Teatro Carcano di Milano nel 1989, durante la sua rivisitazione de La cena delle beffe di Sem Benelli. Insieme a un amico lo avevo aspettato fuori dai camerini, pregando una delle sue numerose e…

READ MORE
Una immagine del ’77

Una immagine del ’77

Il primo di febbraio 1977 a Roma, un gruppo di giovani neofascisti spara e ferisce gravemente due studenti. Il giorno successivo un corteo di 50.000 persone assalta  e brucia la sezione del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna. Mentre migliaia di giovani si dirigono verso la facoltà di Magistero occupata, in piazza Indipendenza una 127 bianca irrompe in coda al corteo. Ne escono due agenti in borghese che iniziano a sparare. Sono le squadre speciali alla loro prima apparizione. Altri spari giungono dai diversi punti della piazza e dal corteo. Rimangono gravemente feriti uno degli agenti in borghese e due studenti, Paolo Tomassini, di 24 anni e Leonardo (Daddo) Fortuna, di 22 anni. Questa foto è stata scattata da Tano D'Amico il 2 febbraio 1977 ma fu pubblicata solo vent'anni dopo, in uno dei quattro opuscoli editi dal giornale Il Manifesto (AA.VV., Settantasette. Fotografie di Tano D’Amico, Roma, Il Manifesto, 1997; vol. II pag. 17).  Il ragazzo ferito è Paolo,…

READ MORE
Che cosa vuol dire?

Che cosa vuol dire?

L'8 giugno 1972, all'inaugurazione della Biennale veneziana, Gino De Dominicis espone tre oggetti sotto il titolo Seconda soluzione di immortalità (l'universo è immobile). Sono tre opere già esposte precedentemente: il Cubo invisibile (1967), rappresentato da un quadrato disegnato per terra; la Palla di gomma (caduta da 2 metri) nell'attimo immediatamente precedente il rimbalzo (1968) e una pietra Attesa di un casuale movimento molecolare generale in una sola direzione, tale da generare un movimento spontaneo della pietra. Paolo Rosa, un giovane Down, osserva i tre oggetti seduto su una sedia, di fronte (in opposizione) agli spettatori. E' subito scandalo, e nei giorni successivi al posto di Paolo c'è una bambina. Questo non ferma la Procura di Venezia: la sala viene definitivamente chiusa e l'artista viene accusato di sottrazione di incapace. Verrà assolto "perché il fatto non sussiste" soltanto nell'aprile del 1973. Molti anni dopo, nel 1986, De Dominicis progetta una scultura che raffiguri il personaggio della sua opera seduto come a…

READ MORE
  • 1
  • 2