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Andrea Branzi, Testamento spirituale agli Archizoom, 1969

Non leggo giornali, raramente ascolto radio e televisione, non navigo se non per cercare le mie cose assurde. So poco di quel che accade. Stamattina 12 ottobre 2023 ho letto sul telefono il messaggio di un amico sconosciuto: Andrea Branzi è morto lunedì 9 ottobre. Abbondano a questo proposito encomi e sentenze dell’ignoranza informata.

Andrea l’ho conosciuto anni fa ed è una delle rare persone a cui, quasi subito, non ho dato del lei. “Lei” è la mia arma da taglio silenziosa, sicura e perfettamente legale. Conoscevo la storia sua e degli Archizoom, mi entusiasmavano, come Adolfo Natalini e i Superstudio loro amici. Da qui alla chimica delle persone però ci passa. Anche adesso lo chiamo Andrea eppure non sono stato fra gli amici più stretti e neanche fra quelli nelle vicinanze, sono stato forse una decina di volte nel suo studio a Milano, poi a poco a poco non ci siamo sentiti più, tutto qui. Ma ad ogni incontro ci abbracciavamo, lui era così ed è rimasto così per me. Geniale e buono, e triste anche, forse, per un mondo che sta perdendo la memoria.

Chissà se avrà fatto testamento. Se lo ha fatto non sarà certo il primo. Il primo ce l’ho io manoscritto, redatto con pennarelli a punta fine nell’ospedale di Interlaken il giorno di Pasqua del 1969: il suo Testamento Spirituale agli Archizoom. 

Quel giorno vennero a trovarlo in ospedale gli amici Ettore Sottsass e Fernanda Pivano: sono loro ad avergli regalato quei pennarelli. Quando Andrea mi raccontò questo episodio mi fece vedere anche la fotografia di Ettore che lo aveva ritratto nel letto. La trattativa venne presto conclusa. 

Ho qui testamento e fotografia, chissà dove finiranno dopo di me.
Chi ne capirà qualcosa.
A chi restituiranno la memoria.
Chi consoleranno con tenerezza e ironia.
Città pensiero vita senza fine.

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Ettore Sottsass Jr., Andrea Branzi, Interlaken, 6 aprile 1969

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REMEMBERING ANDREA

I don’t read newspapers, rarely listen to radio and television, I don’t surf on internet except to look for my absurd things. I know little about what happens. This morning, October 12, 2023, I read a message from an unknown friend on my phone: Andrea Branzi died on Monday, October 9. In this regard, praise and sentences of informed ignorance abound.

I met Andrea years ago and he is one of the rare people I immediately became close. “Keeping your distance”, is my habit, my silent, safe and perfectly legal cutting weapon.  I knew his story and Archizoom’s one as well, they thrilled me, like Adolfo Natalini and the friends of Superstudio. Right now I keep on calling him Andrea and yet I wasn’t among his closest friends or even among close ones, I was perhaps a dozen times in his studio in Milan, then little by little we lost touch with each other, that’s all. But every time we met we hugged, he was like that and he remained like that, for me. Brilliant and good, and also sad, perhaps, for a world that is losing its memory.

Who knows if he wrote a will. If he made it, it certainly wasn’t the first. I have the first in manuscript, written with fine-tipped markers in Interlaken hospital on Easter Sunday 1969: his Spiritual Testament to Archizoom.

On that day his friends Ettore Sottsass and Fernanda Pivano came to visit him in hospital: they were the ones who gave him those markers. When Andrea told me this episode he also showed me the photograph of Ettore portraying him in bed. The deal was soon concluded. I have the will and the photograph here, who knows where they will end up after me.

Who will understand anything about it.
To whom they will return the memory.
Who they will console with tenderness and irony.
Non stop city, non stop thinking and living.