COLLEZIONE CAVELLINI

Collezione costituita da 92 pezzi: libri, documenti e opere originali  di Guglielmo Achille Cavellini (GAC), dal 1958 al 2014,  dettagliatamente illustrati e descritti nel catalogo GAC Guglielmo Achille Cavellini (Brescia, 1914 – 1990). Collezione di libri e documenti dell’Arengario Studio Bibliografico, Gussago, Edizioni dell’Arengario, 15 marzo 2022. A cura e con testo introduttivo di Paolo Tonini.

“Però quegli adesivi tricolori appiccicati alle saracinesche dei miei chioschi (allora Bruno e io vendevamo libri usati in PiazzaVittoria), incuriosivano, così sgargianti e tondi, ironici e leggeri, dischi volanti della sua “autostoricizzazione”, ispiravano simpatia: erano una esortazione a sbilanciarsi, a esibirsi, a vivere e a ridere come nel «Drive In» di Antonio Ricci che scandalizzava e spopolava in televisione… Gli edonistici anni Ottanta. Chi poteva immaginare che alla fine avrebbe trionfato il moralismo politicamente corretto? – ed è di questi giorni l’applaudita clausura italiana dei super cinquantenni renitenti alla leva vaccinale, come una vendetta: si erano divertiti troppo in gioventù. E GAC sghignazza irrisorio ancora dai suoi crocefissi, mentre getto in aria i suoi festosi autoadesivi celebrativi, non lo avevo capito allora, adesso lo so, attraversando questo tempo in equilibrio su un filo di poesia, ubriaco, erano i dischi volanti e i coriandoli degli anni Ottanta” (dal testo introduttivo).

Prezzo di vendita / Sale price: € 18.000 (diciottomilaeuro)

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ARCHIVIO: FABBRICA DI COMUNICAZIONE

Archivio costituito da 62 pezzi: opuscoli, volantini, fotografie, che documentano l’attività della FABBRICA DI COMUNICAZIONE, Centro sociale-culturale nella ex-chiesa di San Carpoforo in Brera, a Milano (1976 – 1978), dettagliatamente illustrati e descritti nel catalogo Fabbrica di comunicazione. Frammenti di un archivio 1976 – 1978, Gussago, L’Arengario Studio Bibliografico, “Arte e/o ideologia 7”, 29 giugno 20121. Edizione digitale a cura e con testo introduttivo di Paolo Tonini.

“Dopo aver occupato la chiesa di San Carpoforo nel quartiere di Brera, il Centro viene inaugurato il 20 novembre 1976 con una festa e la denominazione definitiva: Fabbrica di Comunicazione, il cui manifesto dice fra l’altro: «la Fabbrica di Comunicazione intende strutturarsi come laboratorio collettivo e interdisciplinare per la critica al linguaggio e ai modelli di comportamento diffusi dal potere, e, al tempo stesso, come strumento di centralizzazione e di diffusione dei nuovi orientamenti di pensiero e di comportamento espressi dal proletariato metropolitano». La parola d’ordine è socializzare: condividere le proprie esperienze, le proprie abilità, la propria disponibilità. Ed è un pubblico fatto per la gran parte di gente comune, la gente del quartiere, quella che normalmente rimane esclusa dai grandi eventi culturali. Non è un caso che la festa venga orchestrata dall’Odin Teatret di Eugenio Barba: una compagnia che raccoglieva gli autodidatti e gli esclusi dalle accademie teatrali proponendo una vita/teatro, fuori da ogni schema spettacolare, immerso profondamente nella percezione e nello scambio di differenti culture. Gli attori trascinano le persone nella festa, in modo che ciascuno possa viverla a suo modo però insieme agli altri. Cosa aveva a che fare questa atmosfera con la «Grande Brera» progettata dalle istituzioni culturali milanesi? Che c’entra la gioia di chi non ha niente con i passatempi di chi ha tutto? Le organizzazioni politiche, partiti e sindacato, preferivano la Grande Brera, il progetto faraonico che doveva stupire il mondo, e il più accanito a osteggiare la Fabbrica fu il Partito Comunista Italiano. Nel piccolo archivio sono conservati alcuni volantini dove, con il linguaggio tipico della burocrazia di partito, si paventano chi sa che irregolarità proponendo un attento controllo dell’attività del Centro, come se fosse un covo di pericolosi sovversivi. L’esistenza stessa della Fabbrica era una critica manifesta alla politica culturale ufficiale, dando forma alle nuove istanze emergenti: le donne sfruttate in casa prima ancora che al lavoro, la sessualità, la gastronomia, l’inquinamento, la droga, i malati di mente, i portatori di handicap, i giovani disoccupati: quello che non si vuole vedere, di cui si preferisce non parlare. E poi la festa, il teatro, la possibilità di socializzare: la bellezza nuova di cui sono capaci i senza potere quando riescono ad esprimere i loro bisogni e le loro speranze.
Il giorno dell’inaugurazione c’erano enormi palloni installati da Franco Mazzucchelli attorno a San Carpoforo. Palloni abitabili dove svolgere anche assemblee e discussioni. Irrompevano nel grigio della vita di quartiere come sfere aliene, messaggi da altri mondi. I passanti si fermavano incuriositi, sorpresi, tornavano bambini: la meraviglia illumina la strada. La Fabbrica di Comunicazione resisterà circa un anno e mezzo, poi trionferà la Grande Brera col suo ordine, le gerarchie, le mostre, i giri d’affari, le iniziative soffocanti della cultura con la “c” maiuscola” (dal testo introduttivo al catalogo).

Prezzo di vendita / Sale price: € 7.500 (settemilacinquecentoeuro)

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ARCHIVIO: LABORATORIO DI COMUNICAZIONE MILITANTE

Diciassette documenti d’archivio del Laboratorio di Comunicazione Militante che costituiscono il resoconto delle principali attività  svolte dal gruppo (1975 – 1978), descritti dettagliatamente nel catalogo: L’Arengario Studio Bibliografico, LCM Laboratorio di Comunicazione Militante, Gussago Edizioni dell’Arengario, “Arte e ideologia 6”, 9 giugno 20121, a cura di Paolo Tonini: “…I loro referenti non sono state le gallerie o in generale il sistema dell’arte, ma le scuole, i centri sociali, le istituzioni educative, ovunque fosse possibile un percorso di consapevolezza e di confronto con l’ambiente e le contraddizioni sociali. […] Se la prima mostra è del 1976, l’idea di fondo risale almeno a un anno prima, espressa in un consunto dattiloscritto datato giugno 1975: «L’unica nostra identificazione è con la lotta stessa, che diventa momento organico del nostro respirare, dove il privato diventa politico. Questa simbiosi ha dato luogo ad un modo di esistere clandestino, alternativo, non allineato alle indicazioni impartite dal sistema». E’ l’arte/vita teorizzata dai futuristi: una vita consapevole produce se stessa come arte, ben essere che si esplica in ben fare, bellezza, felicità, in ogni luogo e in ogni momento, in mezzo alle contraddizioni più stridenti, alle situazioni più terribili, e quando la praticano in tanti tutti insieme è già e non ancora il nuovo mondo” (dal testo introduttivo).

Prezzo di vendita / Sale price: € 3.500 (tremilacinquecentoeuro)

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COLLEZIONE PAZIENZA: LA SERIE COMPLETA DI ZANARDI

Collezione completa delle 16 storie che compongono la serie di Zanardi, tutte in prima edizione e descritte nel catalogoL’Arengario Studio Bibliografico, Andrea Pazienza. Zanardi: cronologia delle storie, Gussago, Edizioni dell’Arengario, 17 settembre 2016, a cura e con testo introduttivo di Paolo Tonini.

Giallo scolastico, la prima apparizione di Zanardi, esce su Frigidaire nel marzo 1981: sono gli anni Ottanta, la belle epoque postmoderna fatta di fighetti e tamarri, coca e sbarbine, Craxi, TV e disco italiana. […] Zanardi lo incontravi a scuola, nei bar, in discoteca. Era il bullo che ti aveva umiliato, il delinquente temuto da tutto il quartiere, il picchiatore, il capobanda. Ma più di tutto era Pazienza, Andrea Pazienza venuto al mondo migliaia di anni prima ed educato nel corso dei secoli fino a divenire perfettamente inumano. Zanardi è la reazione istintiva al senso di angoscia e alla paura della morte: è la vita che se ne fotte di tutto pur di rimanere a galla. […] Zanardi custodisce la smania e la ricetta dell’immortalità nell’epoca del consumo. Consumare e gettare, dominare, prendere, tutto subito e senza pensarci troppo. Non c’è una ragione, e neanche desiderio, straripa semplicemente la pulsione di morte, la nostra preistoria immensa di dolore. Non c’è posta in palio, premio, ricompensa, c’è solo la preda. Col demonio puoi trattare con Zanardi no: la sofferenza non lo affascina, infliggere dolore è solo un mezzo per gustare l’atarassia, la pura indifferenza a quello spettacolo, l’infinita lontananza dall’uomo che ci assimila a Dio: il dolore non esiste è solo il grido lontano talmente straziante degli altri” (dal testo introduttivo).

Prezzo di vendita / Sale price: € 2.800 (duemilaottocentoeuro)

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I METROPOSTER DI RENATO CURCIO E PABLO ECHAURREN

Serie completa dei 14 metroposter pubblicati dalla rivista Frigidaire dal n. 155/156 (1994) al n. 177/178 (1995) e affissi all’epoca nelle stazioni della metropolitana di Roma, con la serigrafia originale tirata in 90 esemplari che chiude la serie. Poesie di Renato Curcio, disegni di Pablo Echaurren. I primi 10 poster e la serigrafia recano la firma autografa degli autori. Vedi la scheda dettagliata con le immagini: Metroposter nn. 1 – 14 con una serigrafia originale

Testo di referenza:
L’Arengario Studio Bibliografico, Metroposter. Parole di Renato Curcio e disegni di Pablo Echaurren per i viaggiatori della metropolitana di Roma, Gussago, Edizioni dell’Arengario, 2015: “Era il novembre del 1993 e stavamo preparando il n. 155/156 di Frigidaire quando Renato Curcio e Pablo Echaurren mi raccontarono la loro idea di realizzare dei manifesti speciali da affiggere nella metropolitana di Roma… L’idea di questi strani poster a due mani, che battezzai «metroposter», nasceva dai percorsi quotidiani in metro di Renato, che, essendo da qualche mese in semilibertà, usciva la mattina presto dal carcere e prendeva la metro a Rebibbia fino alla fermata Aventino per raggiungere il suo luogo di lavoro, la cooperativa editoriale «Sensibili alle foglie» […]. La sera riprendeva la metro da Aventino e tornava a Rebibbia per passare la notte in cella. Quei viaggi di poche decine di minuti erano per Curcio il suo contatto con un mondo esterno che aveva lasciato ben 18 anni prima […]. Su quei vagoni traballanti l’umanità delle periferie più sconosciute, prigioniera della terribile banalità della vita quotidiana, gli si mostrava quasi nuda, tra le nebbie e i freddi delle albe e la tristezza di certe sere d’inverno. Le sue osservazioni silenziose, affamate di contatto umano, le fissava come appunti segreti su un taccuino, frammenti di un possibile diario intimo, né racconti, né versi, semplici sguardi tradotti in parole…” (dall’introduzione di Vincenzo Sparagna, Come nacquero i metroposter, pp. 5-6).

Prezzo di vendita / Sale price:  € 1.500 (millecinquecentoeuro)

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ARCHIVIO: AKTIONSRAUM 1 (1969 - 1970)

Collezione di 111 volantini e protocolli originali provenienti dall’archivio della Aktionsraum 1 di Monaco di Baviera, che ne documentano dall’inizio alla fine l’attività di promozione artistica, dal settembre 1969 fino all’ottobre del 1970. Catalogo: L’Arengario Studio Bibliografico, Documenti d’archivio della Aktionsraum 1. Volantini e protocolli originali, Gussago, Edizioni dell’Arengario, 2015.

“Uno spazio libero per creare incontrarsi vivere, uno spazio per pensare. Area di poesia esplorazione esperienza. L’Aktionsraum durò un solo anno e rimase 1, non ci furono altre storie così. In quello spazio incontravi gli artisti d’avanguardia alla fine degli anni Sessanta, quelli che avevano smesso di dipingere e di scolpire, o che semplicemente sentivano stretti i limiti di una unica forma di espressione. Volevano rompere i confini fra le arti. Volevano filmare e suonare, scrivere e progettare, protestare e coinvolgere il pubblico non più fatto di potenziali clienti ma di potenziali amici, compagni, amanti, rivoltosi. Questo l’aveva proclamato già il Futurismo – e Nitsch dichiarerà la stretta relazione con la madre e il padre di tutte le avanguardie. Però a Monaco fra il 1969 e il 1970 tutto esplose e si consumò rapidamente, disperdendosi poi in tante vite, ciascuna col suo corso e il suo destino, in silenzio, fuori dalla storia” (dal testo introduttivo di Paolo Tonini).

Prezzo di vendita / Sale price:  € 8.000 (ottomilaeuro)

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