LOCATELLI Ugo
(Bruxelles 1940)
Il gioco del teatro del mondo. Un pensare figurato
Luogo: (Gussago)
Editore: Edizioni dell'Arengario
Stampatore: Ediprima - Mirandola Montale
Anno: 2022 (novembre - ma dicembre)
Legatura: poster impresso al solo recto
Dimensioni: 100x51 cm.
Pagine: N. D.
Descrizione: stampa in nero e rosso, 36 composizioni di 26 ideogrammi, accompagnate da 8 citazioni di autori antichi e moderni. Design e impaginazione di Enrica Azimi. Gli ideogrammi, ciascuno corrispondente a una delle 26 lettere dell'alfabeto, costituisce un set di caratteri "figurati", un font a tutti gli effetti. Abbinando liberamente ideogrammi e lettere dell'alfabeto, ciascun fruitore può elaborare il proprio linguaggio e cercare di decrittare quello degli altri divenendo parte attiva del "gioco del teatro del mondo". Tiratura di 100 esemplari resi unici da ideogrammi timbrati a mano in blu-posta, numerazione e firma autografi di Ugo Locatelli. Edizione originale.
Bibliografia: N. D.
Prezzo: € 60ORDINA / ORDER
Il poster viene pubblicato per ricordare la prima presentazione pubblica del libro di Ugo Locatelli e Sebastiano Vassalli «Teatro uno (Il Mazzo)» (s.l., Quaderni di Ant.Ed n. 6, febbraio 1971). L’opera, originata dal libro-oggetto di Ugo Locatelli del 1969 «Ideogrammi - Fonogrammi», viene presentata alla XXXVI Biennale di Venezia (11 giugno 1972), nella sezione curata da Renato Barilli e Daniela Palazzoli «Il libro come luogo di ricerca», nelle sale 29/31 del Padiglione Centrale. I 26 ideogrammi utilizzati per la realizzazione del poster sono stati scelti prevalentemente dal mazzo delle 66 carte che costituivano il libro, con l'aggiunta di: missili terra-aria, radioattività, mucca, rubinetto acqua, alberi.

"Caro Ugo, ecco il mazzo. [...] Come vedrai, i simboli sono uniti da un filo conduttore che li collega uno all’altro, dall’inizio alla fine, in maniera più stretta di quanto non appaia a prima vista. Ma tanto era necessario perché si potesse davvero parlare di «scrittura scenica». [...] Ora il tuo compito, della realizzazione visiva del dramma, è piuttosto delicato. Ho notato che alcune immagini, ingrandite, perdono in parte (giusto quanto basta) il loro connotato di «segnale» per assumere contemporaneamente un riferimento esistenziale, di accadimento. Direi che questo fatto va sfruttato: che cioè la «scala» delle immagini abbia un peso notevole nella realizzazione" (Sebastiano Vassalli, da una lettera del 21 gennaio 1971, indirizzata a Ugo Locatelli).

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