L'ARENGARIO STUDIO BIBLIOGRAFICO
[Paolo e Bruno Tonini]
Ugo La Pietra. Libri fotografie collages disegni originali
Luogo: Gussago
Editore: L'Arengario Studio Bibliografico
Stampatore: senza indicazione dello stampatore
Anno: 2012 (31 maggio)
Legatura: brossura, dorso a spirale metallica
Dimensioni: 29,7x21 cm.
Pagine: pp. 34
Descrizione: copertina illustrata con un montaggio fotografico in bianco e nero. Impaginazione, design e testo introduttivo di Paolo Tonini («Abitare è essere ovunque a casa propria - Internazionale Situzionista»). Catalogo interamente illustrato in nero e a colori, 112 schede con i prezzi.
Bibliografia: N. D.
Prezzo: N. D.ORDINA / ORDER
"...Ho sempre avuto rispetto e curiosità per quei fili d’erbaccia che si stringevano all’orlo dei marciapiedi, che spuntavano alla base dei muri lungo le strade asfaltate, così comuni nei quartieri alla periferia di una città industriale negli anni Settanta. Un paesaggio che mescolava asfalto e terra, sassi e lastricati, alberi e filo spinato, muretti, cani randagi, escrementi, cemento, pozzanghere. Quel paesaggio nessuno mai lo ha cantato, nessuno mai ci ha visto gran che di speciale. [...] C’erano i ragazzi coi pantaloni corti, la gioventù bruciata e drogata e il calcio giocato nei campetti ai bordi delle tangenziali. Molti operai, un po’ di impiegati, pochi professionisti, qualche padrone fra cui anche quelli che lavoravano insieme ai loro operai. C’erano catapecchie disabitate accanto a nuovi condomini, vecchie scuole, latterie, tabaccai che vendevano frutta e verdura, merciai che erano anche cartolai e librai. C’erano le cinquecento e le seicento [...]. Lambrette, vespe. Tramonti rossi, cupi, azzurri, ragazze. La politica e il qualunquismo, bandiere e kung-fu fighting. Il bar dei fascisti, quello dei compagni, la casa del popolo dove vedevi sia compagni che fascisti perché il caffè e il vino lì costavano meno. Gente che suonava, gente che rapinava, studiava, invecchiava, gente che andava via per sempre. Alcuni in galera altri in America, in India, o a Milano, la metropoli. I bambini scendevano in strada, in strada giocavano e anche vivevano. Nessuno aveva il timore che succedesse loro qualcosa. Nel mio quartiere a nessuno è mai successo qualcosa che io ricordi. Se ci penso è vero che non ci sono radici in città, niente mi trattiene e nessuno mi cerca laggiù, c’è solo quello che mi sono tenuto stretto, quello a cui mi sono tenuto stretto con tutta la forza che potevo, un amore a cui non era necessario d’essere corrisposto. La bellezza è un prodotto molto sofisticato a cui sono ignoti i confini tra l’oggettività e la forma, tra schemi e invenzioni. Così quando guardo una immagine creata da La Pietra mi viene in mente quel mondo e lo trovo e mi trovo bello. [...] I suoi disegni dal tratto sottilissimo si fanno strada nella mente con delicatezza, prefigurano luoghi da amare. [...] Perché disequilibrare non è distruggere, è costruire in modo diverso e la diversità la fa ciascuno di noi, come la persona disabile può fare del suo handicap un atto di ricostruzione della vita" (Paolo Tonini).