DE DOMINICIS Gino
(Ancona 1947 - Roma 1998)
[Manifesto mortuario]
Luogo: Roma
Editore: L'Attico
Stampatore: N. D.
Anno: 1969 (5 novembre)
Legatura: manifesto, stampa tipografica su carta
Dimensioni: 71x101 cm.
Pagine: N. D.
Descrizione: manifesto originale, stampa tipografica su carta. Al centro il nome dell’artista stampato in nero su fondo bianco, inquadrato in una cornice nera con motivi decorativi floreali in bianco. Tiratura non dichiarata. Di questo manifesto, pubblicato in occasione della prima mostra personale dell’artista tenutasi alla Galleria L’Attico di Roma nel novembre del 1969, fu edita successivamente una versione priva di scritta e di data in calce. Esemplare proveniente da una collezione privata tedesca con ex libris disegnato da Sol LeWitt incollato sul retro
Bibliografia: Associazione Gino De Dominicis 1999: pp. 12-13; Bonito Oliva 2010; pag. 113; Tomassoni 2011: pag. 218
Prezzo: € 5500ORDINA / ORDER
"Con il manifesto mortuario l'artista fa il suo esordio nel panorama romano, annunciando la propria fine con l'indicazione della data e del luogo del decesso "L'Attico Roma novembre 1969"..." (Achille Bonito Oliva, "Gino De Dominicis, l'immortale", Milano, Electa, 2010; pag. 112). "Penso che le cose non esistono. Un bicchiere, un uomo, una gallina, per esempio, non sono veramente un bicchiere, un uomo, una gallina, sono soltanto la verifica della possibilità di esistenza di un bicchiere, di un uomo, di una gallina. Perché le cose potessero esistere veramente bisognerebbe che fossero eterne, immortali" (Gino De Dominicis, "Lettera sull'immortalità del corpo", 1969. “Con il necrologio del suo nome Gino De Dominicis conferma la politica dell’immortalità inaugurata con la lunga lettera nella quale delinea con ampio sviluppo argomentativo l’ideologia dell’Essere immortale. Il nome stampato come necrologio incatena l’opera al monologo amletico «essere o non essere», in cui la logica della morte esercita un diritto sulla vita dell’autore a partire dalla comunicazione fatta attraverso il suo annuncio. De Dominicis si domandava per quale ragione, se la vita è vita della specie e dell’individuo, la morte è solo morte dell’individuo e non anche della specie.” (Italo Tomassoni)