DA VERONA Guido
[Guido Verona] (Saliceto Panaro, Modena 1881 - Milano 1939)
Mimi Bluette fiore del mio giardino. Romanzo
Luogo: Milano
Editore: Casa Editrice Baldini & Castoldi
Stampatore: Tip. Pirola & Cella di P. Cella - Milano
Anno: 1916 [giugno/luglio]
Legatura: legatura coeva in tela, titolo impresso al dorso
Dimensioni: 18,5x12,5 cm.
Pagine: pp. (8) 361 (3)
Descrizione: esemplare con dedica autografa al giornalista e scrittore Alberto Albertini: "Ad Alberto Albertini mando con amicizia il profumo di questo fiore - Guido da Verona - 1916". Ex libris «Alberto Albertini» al risguardo della legatura. Prima edizione, menzione di "11° Migliaio" al frontespizio.
Bibliografia: N. D.
Prezzo: € 250ORDINA / ORDER
"La dolce e indifesa Mimì, al secolo Cecilia Malespano, passa attraverso le contraddizioni e i vizi di qualsiasi strato sociale, fino a divenire, grazie più al Fato che non alla forza di volontà, la più preziosa ballerina di Parigi. Sarebbe meglio dire da subito che Mimì non è la protagonista (né esistono nel mondo daveroniano personaggi ritratti con dovizia di particolari), ma il tramite del racconto, utile a descrivere la Parigi sotterranea, quella fatta di morbosità oscene, di compromessi che coinvolgono la «putain» come il «gentleman». È la vita della capitale del lusso e della moda ad essere descritta dall'autore, che sottolinea come «In Francia si è riusciti a trovare nel crimine un elemento di utilità sociale. Altri paesi cercano di fare la stessa cosa, ma i loro scandali mancano di saggezza e d'allegria». Le parole, facili da comprendere in una società che vive uno sbando generalizzato come quello del periodo decadentista, sembrano così riferirsi alla società contemporanea, ancora in cerca di un'identità. «Ve n'erano altre forse più belle, forse più intelligenti che Bluette; ma Bluette era di moda, e la moda è una gloria che non abbisogna di alcune qualità. La moda è la vera potenza che decretano le folle...». Dalla moda, sempre per caso, Mimì conosce le peripezie dell'amore, così l'autore, assieme alla capitale francese, abbandona ogni tipo di pungente comicità per tracciare percorsi di viaggi esotici, accogliendo nello stesso tempo la lezione del pennello di C. Monet e di S. Ussi, fino a spingere la sua protagonista verso l'unica e tragica possibile soluzione. Il viaggio di Cecilia Malespano non è soltanto fisico, ma simbolo di crescita interiore e di riverginazione; lei non soltanto ha «saputo comprendere l'amore di Maria Maddalena», personaggio particolarmente caro allo scrittore e tema ricorrente in tutta la letteratura dei primi del '900, da D'Annunzio a Borgese, ma si trasfigura nella santa e ne assume le caratteristiche: una fra tutte, riportata dal Vangelo di Luca (8, 2-3), è il desiderio di assistere economicamente il proprio salvatore. Mimì Bluette, infine, non è soltanto un tramite per raccontare il mondo, ma è soprattutto mezzo di salvazione per il narratore che, al contrario del personaggio, preferisce cavalcare la moda e vivere nel presente. Di certo, «l'inseppellibile Dante, che trova sempre il mezzo per tornare d'attualità» non è l'autorità di riferimento, tanto è che l'autore [...] nega qualsiasi funzione o merito, perfino l'esistenza dell'arte: «L'Arte non è mai stata né potrà essere quella gran cosa che se ne fa», ma è, piuttosto, «uno scherzo degli uomini, un rumore che passa, un po' di cenere infiammata che diventa polvere. Come tutto il resto». Con una «profezia che si autoavvera», Guido Da Verona giunge a scongiurare la sua stessa immortalità cadendo per i più nell'oblio; G. Villaroel riporta le sue parole: «Voi guardate l'arte sub specie aeternitatis: ed io sono, invece, del mio tempo, e voglio sparire col mio tempo. Non so perché, voi critici vi siete fissati che ci sia un'arte che duri e un'arte che no. Non dura niente. E ciò che a voi sembra che duri non è altro che catalogo, museo e scuola»" (Gaetano Conte, «Intro del libro "Mimì Bluette, fiore del mio giardino" di Guido da Verona», Selinos Edizioni, 2010).



