LEPROTTY Felice
L'isola del Bene e del Male. Romanzo
Luogo: Roma
Editore: Edizioni Cosmopoli
Stampatore: Stab. Tipo-Litografico V. Ferri - Roma
Anno: s.d. [1931]
Legatura: brossura
Dimensioni: 19,7x13,7 cm.
Pagine: pp. 234 (2)
Descrizione: copertina illustrata al tratto in rosso di Fausto Giobbe. Esemplare con invio autografo, facente parte dei 150 esemplari fuori commercio. Prima edizione.
Bibliografia: Domenico Cammarota, «Futurismo. Bibliografia di 500 scrittori italiani», Trento – Milano, MART - Skira, 2006: vol. I pag. 143, n. 273.1
Prezzo: € 400ORDINA / ORDER
Romanzo fantascientifico a sfondo mistico e visionario. Il tema è la rigenerazione dell'Uomo/Dio, conseguita attraverso l'emancipazione dal sesso e dal senso comune e l'uso di sofisticate tecnologie.

"Francesco [ma Felice] Leprotty, frequentatore degli ambienti bragagliani degli anni Venti, è autore dell'affascinante romanzo "L'isola del bene e del Male"" (AA.VV., «Il dizionario del Futurismo», Firenze, Vallecchi – Mart, 2001: vol. I pag. 432).

Questa la pagina conclusiva: "L'obice tuonò nuovamente e Lix rimase quasi accecato. Era penetrato nel pelago irreale delle nebulose, vortici di nubi che formano il firmamento della Via Lattea verso la quale l'obice sguittiva. Rimase incerto dinanzi all'immensità paurosa, abbagliato dal soprannaturale splendore. E si pentì della sua audacia. Gli sembrò che questi miliardi di soli ardessero nel suo petto ed in ognuno di essi sentì come uno sguardo di Dio. Allora fu in preda al delirio. Volle che Dio nuovamente fiammeggiasse nella sua Eternità nuova. Serrò le palpebre e con un gesto rapido aprì la corrente per lo scoppio ininterrotto degli elettroni. (...) Martellata dagli scoppi degli elettroni, come bombe ultrapenetranti, la materia cosmica si rovesciava ed urtandosi, assalendosi con violenza indomita, esplodeva. (...) Ora non potrebbe più vivere. La fiamma indicibile lo chiamava. Essa si avvicinava. Un dubblio atroce l'assalì: (...) Lui solo rimarrebbe Uomo mentre già si ricreava il blocco ardente che di nuovo, sarebbe Dio fiammeggiante, - come all'inizio e ormai per sempre -, nella solitudine dell'Infinito. (...) D'un tratto disperò. Si sovvenne di Mabel e di Liù. "Il vostro amore è stata la mia follia... Perdonatemi" - urlò con accanimento. La fiamma sembrò raccogliere il suo grido e, come per innalzare verso di lui la risposta del perdono supplicato, s'incurvò racchiudendolo nel tempio incandescente. Dolore di ogni vita, inconscia fatalità di ogni esistenza, sprazzi dell'amore che invano si anela in eterno, irrisione della Morte mai stanca di rinnovare la vita creando nuovi patimenti solcati d'illusioni... ogni male svanì. Dio era ricreato!" (pp. 228-230).