MONTALE Eugenio
(Genova 1896 - Milano 1981)
Le occasioni
Luogo: Torino
Editore: Giulio Einaudi Editore
Stampatore: Tipografia di Giovanni Capella - Ciriè
Anno: 1939 (14 ottobre)
Legatura: brossura
Dimensioni: 21,5x15,5 cm.
Pagine: pp. 105 (3)
Descrizione: copertina illustrata con un'incisione di Francesco Menzio. Seconda opera di poesia pubblicata dall'autore. Prima edizione.
Bibliografia: AA.VV., «Cinquant’anni di un editore. Le edizioni Einaudi negli anni 1933 – 1983», Torino, Einaudi, 1983: pag. 367 e illustrazione
Prezzo: € 950ORDINA / ORDER
"Il conseguimento di una lucida e disincantata tristezza è proprio un dato specifico costitutivo del tono e del carattere delle «Occasioni». Un tal carattere privato, forse implicito già nel titolo (goethiano), denota bene il suo differenziarsi dagli «Ossi», da quanto essi contenevano di cosmico e che denunciava un'evidente radice romantica. Ora un pudore nuovo cerca conforto nello stile, elaborato senza sosta: Montale cerca di vincere le cose per forza di tecnica, dopo che il libro dell'esordio ha vanamente assalito Natura e Destino. Questa splendida «ars» consumata e sublimata nella solitudine esistenziale, giunge a dotare, in un'eletta superstizione, di facoltà magiche o fiabesche certi aggettivi pertinenti ad alcune figure femminili (Dora, Gerti, Liuba): ed è un dono di suggestione simbolica che Montale offre di fatto alla cerchia dei giovani ermetici che si è mossa dietro l'esempio congiunto e sincronico di queste poesie, che nel 1939 si sarebbero raccolte in volume (...). Quella ora riferita è la disposizione interiore che giova a spiegarci, per Montale, l'adesione immediata e naturale a quello che T.S. Eliot chiamava «correlativo oggettivo», cioè a un referente che valga da «analogo» di uno «stato» che lo scrittore non manifesta più in prima persona: parlano insomma le cose, e non si tratta di una riminiscenza naturalistica, se qui in Montale ogni oggetto spicca, e quasi nasce, fortemente simbolizzato" (Silvio Ramat, in: Vittore Branca, «Dizionario critico della letteratura italiana», Torino, UTET, 1986: vol. III pp. 197-198).

"La vita che dà barlumi / è quella che sola tu scorgi. / A lei ti sporgi da questa / finestra che non s'illumina". Così si chiude «Il balcone», la poesia proemiale di questa raccolta: è una risposta al «M'illumino d'immenso» ungarettiano. La realtà è un incomprensibile caos in cui baluginano frammenti di conoscenza e di sogni, momenti del vivere quotidiano che sembrano significare la verità. Sono versi che cercano una loro perfezione, una salvezza - e il riferimento potrebbe essere più Mallarmé che non T.S. Eliot. Ma a differenza di Mallarmé non c'è nulla di prezioso da custodire: è piuttosto la fragilità dell'umano gettato nella terra desolata. La parola si prende cura di questo assoluto marginale, gli dona bellezza e motivo di esistere. L'ansia di attendere è la certezza della vita, e nel turbamento con cui è vissuta è anche tutta la felicità possibile. E' il 1939 quando Montale pubblica Le occasioni. L'Europa si prepara alla guerra mentre fervono i lavori per la grande utopia dell'Esposizione Universale 1942, e sono già state emanate le leggi razziali a nostra vergogna imperitura" (Paolo Tonini, in: L'Arengario Studio Bibliografico, «La fantasia e la passione. Per una storia bibliografica della felicità», Gussago, Edizioni dell'Arengario, 2009; n. 100).