MANELLI Settimio
(Teramo 1887 - ?)
La vita. Sequestrata e processata per oltraggio al pudore [...]. Seconda edizione
Luogo: Milano
Editore: Casa Editrice Floreal Liberty di Rossi Arturo
Stampatore: Linotipia A. Gorlini & C.
Anno: (1908)
Legatura: legatura editoriale cartonata, titoli e decorazioni impressi in nero su fondo viola
Dimensioni: 16x12 cm.
Pagine: pp. (2) 235 (3)
Descrizione: in appendice una nota sul processo e i giudizi di alcuni personaggi del mondo della cultura tra cui Guido Mazzoni, Aurelio Costanzo, Antonio Fogazzaro. Esemplare con dorso malamente restaurato, con frontespizio tagliato nella parte superiore senza lesione di testo e mancante della pag. 5/6 contenente dei giudizi sul libro. Seconda edizione.
Bibliografia: Domenico Fusco, «Edizioni originali degli scrittori italiani (1900 - 1947)», Torino, Berruto, 1948: pag. 111 per la prima edizione
Prezzo: € 150ORDINA / ORDER
La prima edizione (Milano, Floreal Liberty, maggio 1907), fu sequestrata al suo apparire per oltraggio al pudore dalla Procura di Teramo. L'autore fu processato il 20 gennaio 1908, assolto per inesistenza di reato in prima istanza e in appello (18 marzo 1908).
"Tre anni dopo il processo a carico di Notari, viene incriminato per lo stesso reato Settimio Manelli, autore di una breve serie di racconti raccolti in un volume dal titolo «La vita». Quanto noto e apprezzato era Umberto Notari, altrettanto ignoto appare il Manelli, che fu tuttavia in contatto epistolare con Guido Mazzoni, Aurelio Costanzo e Fogazzaro, pur non conoscendoli personalmente, allo scopo di avere un parere sul suo romanzo, scritto a vent'anni. Al contrario di «Quelle signore», il libro di Manelli è saturo di sensualità e d'erotismo; un erotismo di sottomarca dannunziana e stecchettiana quanto allo stile, ma che nelle sue manifestazioni ed espressioni raggiunge - ed è un caso forse unico nella letteratura licenziosa italiana che precede la prima guerra mondiale - la patologia sessuale. (...) Vale la pena di soffermarci un poco sulle donne e le deviazioni erotiche che popolano i racconti del giovane e ignorato autore. Donne di cui egli ammira estasiato «l'apparato voluttuoso del ventre, le lattee poppe, gli occhi abbruciatori, le nari palpitanti di libidine, la rotondità armoniosa della pancia». Libidinose e «opulente», eternamente nude, impudiche, disponibili, talune di esse sono anche donne-vampire: (...) «D'imporvviso, mentre l'accarezzavo con lascivia, mi si riversò sopra, mi strinse tra le palme la testa, con acre bramosia, mi premette la bocca sul collo, e morse con tal rabbia che il sangue sprizzò fuori. Bevve ella quel sangue, ma bevve accesa di tal sete che pareva volesse essicarmene le vene, e, bevendo, sussultava e, a tratti, urlava». Ma vampiro è anche l'autore stesso, che in una delle sue ineffabili storie in cui vagheggia le «notti di amori folli e bestiali» trascorse con una fanciulla dalla «passione brutale», narra come: «Un pomeriggio, mentre io tra le sue mammelle tenevo affondato il capo, un grido di lei mi fece balzare dallo spavento. Elena, sul letto, si agitava sotto l'assalto di una tosse ostinata e la sua bella bocca era rigata da un filo tenero e gentile di sangue (...). Con entusiasmo fosco, appena la crisi cessò, le chiusi con la mia bocca la sua, e con cupa avidità succhiai quel filo tenero di sangue». Dal vampirismo al feticismo il passo è breve: (...) «mordo le vostre mutande illudendomi di mordere la vostra carne (...) io le bacio con delirio pensando alla solidità delle vostre cosce...»..." (Piero Lorenzoni, «Erotismo e pornografia nella letteratura italiana. Storia e antologia», Milano, Edizioni del Formichiere, 1976: pp. 134-135).
"Tre anni dopo il processo a carico di Notari, viene incriminato per lo stesso reato Settimio Manelli, autore di una breve serie di racconti raccolti in un volume dal titolo «La vita». Quanto noto e apprezzato era Umberto Notari, altrettanto ignoto appare il Manelli, che fu tuttavia in contatto epistolare con Guido Mazzoni, Aurelio Costanzo e Fogazzaro, pur non conoscendoli personalmente, allo scopo di avere un parere sul suo romanzo, scritto a vent'anni. Al contrario di «Quelle signore», il libro di Manelli è saturo di sensualità e d'erotismo; un erotismo di sottomarca dannunziana e stecchettiana quanto allo stile, ma che nelle sue manifestazioni ed espressioni raggiunge - ed è un caso forse unico nella letteratura licenziosa italiana che precede la prima guerra mondiale - la patologia sessuale. (...) Vale la pena di soffermarci un poco sulle donne e le deviazioni erotiche che popolano i racconti del giovane e ignorato autore. Donne di cui egli ammira estasiato «l'apparato voluttuoso del ventre, le lattee poppe, gli occhi abbruciatori, le nari palpitanti di libidine, la rotondità armoniosa della pancia». Libidinose e «opulente», eternamente nude, impudiche, disponibili, talune di esse sono anche donne-vampire: (...) «D'imporvviso, mentre l'accarezzavo con lascivia, mi si riversò sopra, mi strinse tra le palme la testa, con acre bramosia, mi premette la bocca sul collo, e morse con tal rabbia che il sangue sprizzò fuori. Bevve ella quel sangue, ma bevve accesa di tal sete che pareva volesse essicarmene le vene, e, bevendo, sussultava e, a tratti, urlava». Ma vampiro è anche l'autore stesso, che in una delle sue ineffabili storie in cui vagheggia le «notti di amori folli e bestiali» trascorse con una fanciulla dalla «passione brutale», narra come: «Un pomeriggio, mentre io tra le sue mammelle tenevo affondato il capo, un grido di lei mi fece balzare dallo spavento. Elena, sul letto, si agitava sotto l'assalto di una tosse ostinata e la sua bella bocca era rigata da un filo tenero e gentile di sangue (...). Con entusiasmo fosco, appena la crisi cessò, le chiusi con la mia bocca la sua, e con cupa avidità succhiai quel filo tenero di sangue». Dal vampirismo al feticismo il passo è breve: (...) «mordo le vostre mutande illudendomi di mordere la vostra carne (...) io le bacio con delirio pensando alla solidità delle vostre cosce...»..." (Piero Lorenzoni, «Erotismo e pornografia nella letteratura italiana. Storia e antologia», Milano, Edizioni del Formichiere, 1976: pp. 134-135).

