SCHNITZLER Arthur
(Vienna 1862 - 1931)
La signorina Elsa [Fräulein Else]. Prefazione di Antonio Baldini. Saggio critico di Max Kempner Hochstädt. Traduzione dal tedesco di Mario Benzi
Luogo: Milano
Editore: Modernissima
Stampatore: Officine Grafiche Saita & Bertola - Milano
Anno: 1929 (ma: 18 dicembre 1928)
Legatura: brossura, sovraccopertina llustrata a colori di Aleardo Terzi (Palermo 1870 - Castelletto Ticino 1943)
Dimensioni: 19,3x13 cm.
Pagine: pp. 156 (4)
Descrizione: copertina illustrata con un disegno in marron su fondo beige di Vsevolode Nicouline (Nicolaieff 1890 - Milano 1968) e un ritratto dell'autore in bianco e nero n.t. di Francesco Chiappelli (Pistoia 1890 - Firenze 1947). Tiratura complessiva dichiarata di 5100 copie. Esemplare facente parte dei 5000 non numerati. Lievi trascurabili smarginature ai bordi della sovraccopertina. Esemplare in buono stato di conservazione. Prima edizione italiana.
Bibliografia: AA.VV., «Dizionario universale della letteratura contemporanea», Milano, Arnoldo Mondadori, 1959-1963: vol. IV pag. 407
Prezzo: € 180ORDINA / ORDER
"Novella sotto forma di monologo [...] pubblicata nel 1924. Elsa, ospite di una zia in montagna, apprende da una lettera della madre che, per salvare il padre dalla rovina e dall'abiezione occorre procurarsi entro due giorni una forte somma. I genitori scongiurano la ragazza di chiedere l'aiuto di un vecchio conoscente che è nel suo stesso albergo, ed Elsa si sacrifica, vincendo la repulsione che l'atto le cagiona. Il ricco pone soltanto come condizione di vederla ignuda. La richiesta finisce di sconvolgere la ragazza: come in un lucido delirio, Elsa entra nell'affollato salone dell'albergo e, giunta di fronte al vecchio, apre il mantello sulla sua perfetta nudità. Raccolta svenuta, beve, in un momento in cui è sola, una pozione mortifera. L'autore fedele alla massima che «la missione del poeta deve essere quella di un indagatore di cuori», si è immedesimato nella sua creatura, delineandone l'essenza spirituale in tutte le impercettibili sfumature, contraddizioni e aberrazioni che ne traversano la mente sovreccitata. Dalla lucida diagnosi traspare la sua qualità di ex medico, appassionato di psicanalisi, curioso dei rapporti mobili e incerti che intercedono fra il mondo dei sensi e la coscienza. Artista di gusto squisito, da una trama alquanto plateale, ove continua è la sottile scherma del plausibile con l'arbitrario, e forzata è la situazione della protagonista, ingrata la soluzione del dramma, egli è riuscito a creare un'opera suggestiva e commossa, ispirata a un senso di profonda simpatia umana" (Costanza D'Ancona, in: AA.VV., «Dizionario letterario Bompiani delle Opere e dei Personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature», Milano, Bompiani, 1959-1966: vol. VI, pag. 137).

Il libro si chiude con la descrizione del delirio di Elsa, il passaggio dalla vita alla morte: "«Elsa! Elsa! Elsa!». Che succede? Un coro? E anche un organo? Canto anch'io. Anche i boschi, anche i monti, anche le stelle. Non ho mai sentito nulla di così bello. Mai ho visto una notte così chiara. Dammi la mano, papà. Voleremo insieme. E' così bello il mondo quando si sa volare. Ma non mi baciare la mano. Sono la tua bambina, papà. «Elsa! Elsa!». Chiamano da lontano, lontano! Che volete dunque? Non mi svegliate. Dormo così bene. Domattina. Sogno e volo. Volo... volo... volo... dormo e volo... e volo...non mi svegliate... domattina... «El...». Volo... sogno... dormo... dor...mo... vo...".