HUIZINGA Johan
(Groningen 1872 - De Steeg, Arnhem 1945)
La crisi della civiltà. Seconda edizione migliorata
Luogo: Torino
Editore: Giulio Einaudi Editore
Stampatore: Giovanni Capella - Cirié
Anno: 1938 (21 maggio)
Legatura: brossura
Dimensioni: 21,2x15,8 cm.
Pagine: pp. 156
Descrizione: copertina con titoli in nero su fondo bianco e cornice arancione. Esemplare in ottimo stato di conservazione. Seconda edizione italiana.
Bibliografia: AA.VV., «Dizionario universale della letteratura contemporanea», Milano, Arnoldo Mondadori, 1959-1963: vol. II pag. 784
Prezzo: € 150ORDINA / ORDER
Opera pubblicata in Italia per la prima volta nel 1937 e subito osteggiata dalla censura: "Ripetutamente questo volume venne colpito dalla censura fascista (...) appariva e scompariva dalle vetrine non soltanto perché esaurito..." (Libero de Libero, annotazione autografa al libro di Huizinga, in L'Arengario, «Catalogo 19», Gussago, 1995: introduzione, pag. II).
"Del 1935 è il breve ma appassionato scritto «In de schaduwen van morgen», in cui Huizinga esprime gravi apprensioni circa l'avvenire della civiltà minacciata, a suo avviso, da un progressivo indebolimento dello spirito critico e dal prorompere del vitalismo, segno di decadenza per le leggi morali. Tuttavia, nel licenziare la traduzione italiana dell'opera, egli così ammoniva: «Se mai una nazione fu poco soggetta alla malinconia dello sconforto, questa è certamente l'italiana», ribadendo la propria speranza in una rigenerazione che dovrebbe fondarsi su un nuovo ascetismo, concepito non come negazione del mondo per amore della salvezza celeste, ma come dominio di sé e minor sete di potere e di godimento" (AA.VV., «Dizionario universale della letteratura contemporanea», Milano, Arnoldo Mondadori, 1959-1963: vol. II pag. 784).
"Del 1935 è il breve ma appassionato scritto «In de schaduwen van morgen», in cui Huizinga esprime gravi apprensioni circa l'avvenire della civiltà minacciata, a suo avviso, da un progressivo indebolimento dello spirito critico e dal prorompere del vitalismo, segno di decadenza per le leggi morali. Tuttavia, nel licenziare la traduzione italiana dell'opera, egli così ammoniva: «Se mai una nazione fu poco soggetta alla malinconia dello sconforto, questa è certamente l'italiana», ribadendo la propria speranza in una rigenerazione che dovrebbe fondarsi su un nuovo ascetismo, concepito non come negazione del mondo per amore della salvezza celeste, ma come dominio di sé e minor sete di potere e di godimento" (AA.VV., «Dizionario universale della letteratura contemporanea», Milano, Arnoldo Mondadori, 1959-1963: vol. II pag. 784).

