LUCINI Gian Pietro
(Milano 1867 - Breglia 1914)
Storia della evoluzione della Idea. Gian Pietro da Core
Luogo: Milano
Editore: Casa Editrice Galli
Stampatore: Tip. Ditta Wilmant di L. Rusconi
Anno: 1895
Legatura: brossura
Dimensioni: 19,2x12,6 cm.
Pagine: pp. (2) XIV - 261 (3)
Descrizione: 1 tavola in bianco e nero f.t., acquaforte originale di Luigi Rossi (Cassarate, Lugano 1853 - Biolda, Lugano 1923), incisa da V. Turati. Introduzione dell'autore («Il commiato») datata "11 gennaio 1895". Romanzo a sfondo sociale che rielabora interamente il racconto «Spirito ribelle» pubblicato a puntate sulla «Gazzetta Agricola» nel 1888. Dedicatoria: "Ai rapiti ed ai filosofi alli illusi ed ai martiri - della Idea - costante nell'avversa fortuna e gloriosa nella buona - a questa idea - che aspetta - nel tempo e nello spazio - e che informa la sostanza e la evolve - verso la perfettibilità - dall'uomo - esprimendo il miglioramento sociale". Lievi fioriture in copertina. Esemplare intonso, in ottimo stato di conservazione. Prima edizione.
Bibliografia: AA.VV., «Dizionario generale degli autori contemporanei», Firenze, Vallecchi, 1974 (2 volumi): pag. 741; Matteo Bianchi, «Luigi Rossi», Busto Arsizio, Bramante, 1979; pag. 282 n. 43
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Data di redazione dichiarata al termine del volume: "Il Martedì XXVIIIJ di Aprile MDCCCLXXXIIIJ.
"...Non ho potuto in questo declinar di secolo sottrarmi allo incessante spettacolo di quanto accade in torno. Il movimento sociale informa tutto il modo di vita: sia che alcuni conservino, sia che altri vogliano ottenere, sia Lotta di Classe ascendente e cinetica, sia Lotta di Classe statica e regressiva, i loro fenomeni si avvicendano in opposizione ed in urto, ma fatalmente destinano questa a cessare, quella a svolgersi in conquista. In tale ambiente l'Arte moderna positiva non poteva ricusare il suo ufficio, anzi suo scopo, sua diretta applicazione erano l'interessarsi alle diverse modalità che l'animo e l'organismo umano assumevano al contatto della nuova aspirazione, alla spinta della nuova Idea. Di qui il perché di questa mia «Storia della evoluzione dell'Idea». [...] Gà prima l'Operetta [i.e. «Spirito ribelle»] e nel MDCCCLXXXVIII vide la luce nelle appendici della «Gazzetta Agricola», perché fin d'allora mi spronava desiderio alla nuova fatica: ora venne qui, se non rifusa, ad adornarsi di quelle grazie che al mio sentire mancavano e che l'età e lo studio maggiore mi suggeriscono. E vi segno quella data perché so essere ultimamente usciti altri volumi che si rivolgono alla stessa sostanza, quali le «Tre donne» [Beatrice Speraz, Milano, Galli, 1891] ed «I Drammi dei Campi» [F. Raga, 1891], che furono editi posteriormente all'appendice" (pp. IX-X).
"Pubblicato nel 1895 quale primo (e unico) di una «Storia dell'evoluzione della Idea», è certo il libro più artisticamente riuscito di uno spirito sottile e individualista; e, d'altra parte, è singolare documento delle aspirazioni morali e umanitarie di un'età. Tra i mietitori che stanno lavorando in un afoso giorno d'estate, Gian Pietro, un gagliardo giovane avido di libertà, lancia il grido della riscossa: s'inizia la lotta sociale, e per tutti deve essere lavoro e ricchezza nel trionfo dell'Idea. La ribellione serpeggia nascostamente tra i contadini; ma il fattore che sorveglia le opere dei mietitori ne ha compreso il fremito e licenza Gian Pietro. Costui continua nella sua propaganda, e presto attorno a sé riunisce compagni pieni di anelito verso un migliore futuro. Nella stalla, in cui essi si riuniscono, Gian Pietro incontra Giovanna Bruni, che, reduce dalla città, palesa alla sua gente contadina i vizi dei borghesi e le loro iniquità. I due giovani, più che da altro affetto umano, si sentono uniti dall'amore della futura collettività e dalla nascente idea di rivoluzione sociale. Mentre Gian Pietro pensa al modo di realizzare un'azione violenta e decisiva (...), sopraggiunge un burattinaio che dà spettacolo ai buoni villici, e i suoi personaggi fanno sentire il grido della lotta: la loro scena è lo specchio della vita stessa. (...) Un mattino con le zappe e le falci i contadini si raccolgono dinanzi al Palazzo marchionale, lo invadono e, poiché la forza pubblica sopraggiungendo reagisce uccidendo un ragazzo, la folla inferocita compie la sua vendetta sul fattore e su un carabiniere, e subito precipita nella villa a mettere tutto a saccheggio. Nell'ampia descrizione di questa "jacquerie" lombarda, accesa di tinte e ricca di una potenza descrittiva che è del miglior naturalismo, si fa luce la tragedia di Gian Pietro: egli sente il significato della sua azione di apostolo, mentre la folla si dà al vino e ai bagordi. E rimane imperterrito accanto a Giovanna quando tutti fuggono al sopraggiungere della cavalleria inviata per porre fine alla rivolta. Al di là della lotta, Gian Pietro sente la carità e l'uguaglianza, e pur nella sconfitta della sua azione comprende che il sacrificio non è stato vano" (Carlo Cordié, in: AA.VV., «Dizionario letterario Bompiani delle Opere e dei Personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature», Milano, Bompiani, 1959-1966: vol. II pag. 602).
"...Non ho potuto in questo declinar di secolo sottrarmi allo incessante spettacolo di quanto accade in torno. Il movimento sociale informa tutto il modo di vita: sia che alcuni conservino, sia che altri vogliano ottenere, sia Lotta di Classe ascendente e cinetica, sia Lotta di Classe statica e regressiva, i loro fenomeni si avvicendano in opposizione ed in urto, ma fatalmente destinano questa a cessare, quella a svolgersi in conquista. In tale ambiente l'Arte moderna positiva non poteva ricusare il suo ufficio, anzi suo scopo, sua diretta applicazione erano l'interessarsi alle diverse modalità che l'animo e l'organismo umano assumevano al contatto della nuova aspirazione, alla spinta della nuova Idea. Di qui il perché di questa mia «Storia della evoluzione dell'Idea». [...] Gà prima l'Operetta [i.e. «Spirito ribelle»] e nel MDCCCLXXXVIII vide la luce nelle appendici della «Gazzetta Agricola», perché fin d'allora mi spronava desiderio alla nuova fatica: ora venne qui, se non rifusa, ad adornarsi di quelle grazie che al mio sentire mancavano e che l'età e lo studio maggiore mi suggeriscono. E vi segno quella data perché so essere ultimamente usciti altri volumi che si rivolgono alla stessa sostanza, quali le «Tre donne» [Beatrice Speraz, Milano, Galli, 1891] ed «I Drammi dei Campi» [F. Raga, 1891], che furono editi posteriormente all'appendice" (pp. IX-X).
"Pubblicato nel 1895 quale primo (e unico) di una «Storia dell'evoluzione della Idea», è certo il libro più artisticamente riuscito di uno spirito sottile e individualista; e, d'altra parte, è singolare documento delle aspirazioni morali e umanitarie di un'età. Tra i mietitori che stanno lavorando in un afoso giorno d'estate, Gian Pietro, un gagliardo giovane avido di libertà, lancia il grido della riscossa: s'inizia la lotta sociale, e per tutti deve essere lavoro e ricchezza nel trionfo dell'Idea. La ribellione serpeggia nascostamente tra i contadini; ma il fattore che sorveglia le opere dei mietitori ne ha compreso il fremito e licenza Gian Pietro. Costui continua nella sua propaganda, e presto attorno a sé riunisce compagni pieni di anelito verso un migliore futuro. Nella stalla, in cui essi si riuniscono, Gian Pietro incontra Giovanna Bruni, che, reduce dalla città, palesa alla sua gente contadina i vizi dei borghesi e le loro iniquità. I due giovani, più che da altro affetto umano, si sentono uniti dall'amore della futura collettività e dalla nascente idea di rivoluzione sociale. Mentre Gian Pietro pensa al modo di realizzare un'azione violenta e decisiva (...), sopraggiunge un burattinaio che dà spettacolo ai buoni villici, e i suoi personaggi fanno sentire il grido della lotta: la loro scena è lo specchio della vita stessa. (...) Un mattino con le zappe e le falci i contadini si raccolgono dinanzi al Palazzo marchionale, lo invadono e, poiché la forza pubblica sopraggiungendo reagisce uccidendo un ragazzo, la folla inferocita compie la sua vendetta sul fattore e su un carabiniere, e subito precipita nella villa a mettere tutto a saccheggio. Nell'ampia descrizione di questa "jacquerie" lombarda, accesa di tinte e ricca di una potenza descrittiva che è del miglior naturalismo, si fa luce la tragedia di Gian Pietro: egli sente il significato della sua azione di apostolo, mentre la folla si dà al vino e ai bagordi. E rimane imperterrito accanto a Giovanna quando tutti fuggono al sopraggiungere della cavalleria inviata per porre fine alla rivolta. Al di là della lotta, Gian Pietro sente la carità e l'uguaglianza, e pur nella sconfitta della sua azione comprende che il sacrificio non è stato vano" (Carlo Cordié, in: AA.VV., «Dizionario letterario Bompiani delle Opere e dei Personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature», Milano, Bompiani, 1959-1966: vol. II pag. 602).

