GIOBERTI Vincenzo
(Torino 1801 - Parigi 1852)
Del Bello. Edizione seconda. Corretta e migliorata dall'autore
Luogo: Firenze
Editore: Pietro Ducci
Stampatore: Tipografia Galileiana
Anno: 1845
Legatura: legatura coeva in mezza pelle, fregi e titoli a secco e in oro al dorso
Dimensioni: 24x16 cm.
Pagine: pp. (6) 316 (2)
Descrizione: esemplare in ottimo stato di conservazione. Edizione originale in volume e in lingua italiana.
Bibliografia: AA.VV., «Dizionario letterario Bompiani delle Opere e dei Personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature», Milano, Bompiani, 1959 – 1966: vol. I pag. 417
Prezzo: € 250ORDINA / ORDER
"Ordinato sacerdote nel 1825, conquistato fin da giovane alle idee di rinnovamento nazionale e amico di patrioti repubblicani il Gioberti non tardò a entrare in aperto conflitto con le autorità piemontesi. Fu destituito dall'ufficio di cappellano di Carlo Alberto e il 31 maggio 1833 fu arrestato e incarcerato a Fenestrelle sotto il sospetto di essere affiliato alla "Giovine Italia". Nell'ottobre dello stesso anno il carcere fu mutato nell'esilio e il Gioberti andò a Parigi. Alla fine del 1834 accettò di recarsi a Bruxelles come insegnante in un collegio diretto da P. Gaggia. E nella capitale belga, accolto dagli altri esuli italiani tra cui si trovavano il Berchet, Giovita Scalvini, l'Arrivabene, il Chiti, potè trovare la calma e l'ambiente adatto ai suoi lavori". (Lorenzo Giusso in AA.VV., «Dizionario Letterario Bompiani degli Autori di tutti i tempi e di tutte le letterature», Milano, Bompiani, 1956 - 1957: vol. II pag. 73). L'opera filosofica «Del Bello» fu pubblicata per la prima volta a Venezia nel 1841 come un lungo articolo nel IV volume dell'«Enciclopedia e Dizionario della conversazione»: "Avvisiamo far cosa grata a tutti gli'Italiani riproducendo quest'aureo lavoro dell'illustre Gioberti non conosciuto forse prima che nella traduzione francese, sendo nelle mani di pochi l'«Enciclopedia moderna» di Venezia in cui era stato nella sua lingua originale inserito" (dall'avviso dell'Editore).

"Facoltà intermedia fra sensibilità e ragione e partecipe di entrambe, la fantasia è riproduttiva delle impressioni del senso, ma soprattutto combinatrice, trasformatrice e creatrice: essa opera assottigliando e spiritualizzando i sensibili, cui aggiunge un non so che di vago e misterioso, e d'altro canto facendo concreti gli intelligibili, che anima quasi essere reali. (...) L'oggetto bello non è dunque la cosa offerta agli occhi, ma lo stesso vivo fantasma interno di cui il marmo o la tela costituiscono solo la espressione esteriore:(...). Ecco perché il piacere generato dalle arti è sempre in proporzione alla forza immaginativa di chi lo prova" (Ernesto Codignola, in AA.VV., «Dizionario letterario Bompiani delle Opere e dei Personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature», Milano, Bompiani, 1959 – 1966, vol. I pag. 417).

L'opera, nelle sue conclusioni, "rientra perfettamente nel quadro dell'estetica romantica, in quanto rivendica la spontaneità della creazione artistica contro ogni imposizione di norme e di modelli, sempre generante il «manierato» e il «fattizio»" (Ernesto Codignola).