In mostra presentiamo, oltre a una scelta di libri e documenti dal 500 al '900, un'ampia panoramica di libri sulle utopie architettoniche e il radical italiano, insieme a una collezione sul cinema di Pasolini. Gli architetti che non volevano più distinguere il mestiere dalla vita e l’intellettuale che di sé diceva “io sono una forza del passato” hanno in comune più di quanto non sembri. Negli anni Sessanta e Settanta la crescita dei consumi generò anche una dimensione mentale adeguata, una subcultura che certificava la corrispondenza della realtà alle opinioni e ai desideri di ognuno. Contro quel sapere, quel credere e fare, ci fu la reazione di cui queste collezioni sono una memoria. Le città impossibili e i paesaggi filmati come affreschi di Giotto, il bisogno di riappropriarsi della città e la periferia sconfinata dei ragazzi di vita, la preminenza del progetto e il corpo unica salvezza, queste e tante altre complicazioni si sono conservate in parole e in immagini, libri, film. Subcultura è quello che vogliamo vedere e credere, il mondo a nostra immagine e somiglianza. Cultura è autenticità del vivere.
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